Il narcotraffico ed il  terrorismo

 
 

Ormai si sovrappongono notizie di stampa che indicano come sia in aumento il traffico di droga verso l’Occidente, in particolare lungo le linee di flusso gestito da appartenenti o simpatizzanti di Al Qaeda. Recentissima la notizia che la polizia di Nouakchott, la Capitale della Mauritania,  ha effettuato un blitz lungo il confine con il Mali contro un gruppo di trafficanti di droga che agivano sotto la protezione militare dell'organizzazione di Al Qaeda presente nel maghreb islamico. I trafficanti sono stati intercettati poco prima di attraversare il confine  mentre viaggiavano a bordo di fuoristrada sui quali erano stipate cinque tonnellate di droga ed armi leggere. In Iran sempre nei giorni sono stati giustiziati cinque uomini per traffico di stupefacenti con l’Afghanistan. Il generale a capo della missione tedesca in Afghanistan, Egon Ramms, in una recentissima intervista ha informato che una società tedesca per lo smaltimento dei rifiuti del contingente militare in Afghanistan e' sotto inchiesta per traffico di stupefacenti e rapporti con la criminalità organizzata locale. La ditta basata a Dusseldorf è di proprietà di una famiglia di  Tetovo (Macedonia) di cui alcuni appartenenti erano già stati indicati  da fonti riservate della KFOR (Kosovo Force) come coinvolti in attività di contrabbando e commercio di droga al confine macedone - kosovaro. Il dossier di febbraio di Narcomafie “un viaggio sulle orme degli schiavi”, rivela a tutto campo alcuni retroscena della rivolta di Rosarno Calabro del 7 e 9 gennaio 2010, individuando un coinvolgimento radicato dei clandestini extracomunitari con la 'ndrangheta nel settore del traffico di stupefacenti. Il governo colombiano ha recentemente firmato un accordo con quello honduregno per favorire lo scambio di informazioni finalizzato al contrasto del traffico di droga e della criminalità organizzata. I cieli del Paese centroamericano sono, infatti, attraversati da una delle rotte aeree preferite dai trafficanti di droga, che esportano attraverso l’Honduras la maggior parte delle 600 tonnellate di cocaina che escono ogni anno dalla regione. Un passo significativo come lo definisce il neo presidente dell’Honduras, Porfirio Lobo, per iniziare a fronteggiare i narcotrafficanti tagliando loro i collegamenti con le strutture terroristiche. Nonostante queste iniziative globali in Occidente  l’attenzione sul problema della droga rimane soffusa e si preferisce confrontarsi in esercizi dialettici di salotto su temi come “il diritto o meno a drogarsi”  dimenticando invece di analizzare a fondo il network che si è creato fra il commercio della droga, il terrorismo e le organizzazioni malavitose locali. Non si analizza la vulnerabilità dell’Europa e dell’Occidente in generale al flusso della droga, di armi di vario genere e forse anche di scarti radioattivi  che dal Centro Asia ed in particolare dall’Afghanistan muove attraverso i Balcani,  raggiungendo il Mar del Nord e l’Atlantico.  Non si affronta più il crescente trend del consumo sempre più smodato di droga a meno che qualcuno muoia per overdose evento trattato come quasi un fenomeno assolutamente casuale e non invece piaga sociale in costante aumento. L’antica “via di Marco Polo”, un tempo percorsa da carovane che trasportavano spezie, profumi e tappeti, oggi pulsa per il passaggio di fuoristrada carichi di droga proveniente dall’Afghanistan e di armi costruite nelle Aree Tribali pakistane. Una situazione accettata  dai governi occidentali che dimostrano prediligere un approccio politico pragmatico, quasi machiavellico, piuttosto che impegnarsi a contrastare il fenomeno all’origine. Un approccio che ha dimostrato di essere perdente in Afghanistan dove i Talebani seguitano ad autofinanziarsi con il commercio della droga estendendo i proventi a tutte le organizzazioni di Al Qaeda dallo Yemen alla Somalia, dal Sudan al magrheb ed in Pakistan dove i “Signori delle Aree Tribali” hanno conquistato significativi spazi di autonomia illegale, favorendo il proliferare del fondamentalismo islamico nel Paese. Le esperienze del passato vengono dimenticate. Nell’agosto del 2001 i governi occidentali interpretarono come un atto di buona volontà la distruzione della coltivazione dei papaveri da oppio voluta dai talebani di Kabul, quando invece era la premessa per garantire ai rais delle Aree Tribali la gestione dell’eroina raffinata che riempiva i magazzini - come fonti delle Nazioni Unite denunciavano - destinati di lì a poco a garantire sicurezza e protezione ai vertici di al Qaeda. Oggi l’Afghanistan è il maggiore produttore di oppio nel mondo, in Occidente fortunatamente sono pressocchè scomparsi gli attentati terroristici ma è aumentato il flusso di oppiacei e di cocaina. Merce diretta pr alimentare il commercio sui mercati clandestini e per essere “regalata” alle organizzazioni malavitose occidentali destinate a sostenere logisticamente ed a garantire copertura a possibili cellule terroristiche dormienti. La situazione che potrebbe anche degenerare, se in seguito alle immani tragedie umanitarie che coinvolgono le popolazioni islamiche vicine ad Al Qaeda del sud-est asiatico, dello Yemen, della Somalia, del Darfur in Sudan e nel Mali, decidessero di recuperare rapidamente risorse economiche annegando l'Occidente con eroina, cocaina, insieme ad esplosivo ed armi destinate alla malavita locale.  Una eventualità fantasiosa ma non troppo remota, se ci si sofferma su un aspetto apparentemente solo religioso ma di contenuti molti più laici : a Kabul, a Islamabad, a Sumatra, a Mogadiscio ed a Karthoom, a prescindere dal fuso orario, la popolazione si riunisce a pregare alla stessa ora e con lo stesso rituale. A Roma, Parigi e Madrid, pur professando la medesima religione, non avviene la medesima cosa.