ANGOLA

 

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-  Gen. Brig. (ris) dott. Fernando TERMENTINI - 

mail@fernandotermentini.it - fernando.termentini@poste.it

 

Nel giugno del 2003 è terminata in  Angola la guerra civile che durava da venti anni, con la firma di un tratttato di pace fra le Forze Governative  ed i ribelli dell'UNITA che di fatto ha reso possibile la percorribilità di tutto il territorio angolano con l'accesso alle risorse minerarie, agricole e naturalistiche del Paese.

Un evento salutato con soddisfazione dal popolo angolano e da tutta la comunità internazionale, ma che nello stesso tempo ha messo in luce grossi problemi che ad oggi, a distanza di quattro anni da quello evento storico, ancora non sono risolti e, piuttosto, si incrementano nel tempo.

Il problema del recupero delle centinaia di migliaia di smobilitati già appartenenti alle forze armate governative ed a quelle ribelli che privi di lavoro si danno al banditismo e quello rappresentato  dalla presenza di tutti gli ordigni esplosivi lasciati attivi sul terreno dalla guerra (Explosive Remants of the War - ERW). Mine, Ordigni bellici non esplosi, trappole esplosive, tutti oggetti pronti ad uccidere e ferire in modo grave anche s e solo toccati.

Il Governo angolano, immediatamente dopo la fine dello scontro armato,  ha sottoscritto il Trattato di Ottawa sulla messa a bando delle mine anti persona, atto politico rilevante ed indispensabile perchè il Paese potesse rientrare fra i beneficiari degliaiuti internazionali nel settore specifico, ma la cultura locale, l'approccio fatalistico ai problemi e la scarsa attenzioen di una parte della classe politica, non ha permesso ad oggi di raggiungere grossi risultati.   

Il Paese è uno dei più minati al mondo,  ma non solo le mine rappresentano un pericolo per la popolazione in quanto ad esse si sommano le centinaia di migliaia di UXOs sparsi sul suolo.

In Angola - se si esclude  Luanda e qualche altra piccola cittadina come  Lubango - manca tutto, anche l'essenziale ed una sola realtà è comune a tutto il Paese :  la fame, le malattie e la presenza di mine.

Non si può pensare a ricostruire, a riabilitare strade, a realizzare strutture sociali efficienti, se tutto non è preceduto da un controllo capillare del territorio per individuare esattamente il pericolo indotto dalla presneza degli ERW e, quindi eliminarlo a ragion veduta, con interventi prioritari e con una logica di priorità che coniughi le ricorse economiche disponibili alle effettive esigenze.

Un insieme di attività che, peraltro, troverebbero nelle migliaia di smobilitati un potenziale specialistico di tutto rispetto e quindi rappresentare un modello di "riconversione" al mondo civile di chi per anni ha conosciuto solo l'arte della guerra, recuperandolo a favore di attività oneste, produttive e socialmente utili.

E' fondamentale, quindi, un intervento significativo di Mine Action, con il coinvolgimento di specialisti internazionali che garantiscano la necessaria formazione ed il management iniziale delle operazioni, in modo da recuperare il tempo perso in questi quattro anni dalla fine della guerra, esaltando il costo efficacia degli aiuti internazionali a totale vantaggio della popolazione beneficiaria.

Intervenire con immediatezza per un'immediata risposta, affrontando problemi fondamentali come la Survey, il Mine Risk Education e,  quindi, la bonifica sistematica.

A seguire alcune immagini nella Provincia della Huila.

Una mina sul terreno

Mina anti persona interrata

Terreno minato

Mine

Mina anti carro

Mina anti personale sudafricana

Un angolano e gli UXOs

Operatore locale mentre bonifica

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