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LA MINACCIA TERRORISTICA: DA KABUL A MILANO

 

 

 

  

di Fernando Termentini - Ottobre 2009

 

ARTICOLO PUBBLICATO SU :  www.argoriente.it

 

È  ormai  ripetitivo  leggere  o  ascoltare  notizie  che  giudicano  quasi  in  tempo  reale l’attentato del 17 settembre scorso ai nostri militari a Kabul non diretto contro gli italiani” e l’attacco terroristico suicida di Milano (perc tale è nella sostanza) qualcosa di improvvisato, compiuto da un individuo isolato, sicuramente non inserito in una cellula eversiva”.

 

  A parere di chi scrive, forse perc viziato da pregresse conoscenze professionali nello specifico,  queste conclusioni  sono troppo semplicistiche e  assolutamente affrettate  e possono influenzare negativamente  lo sviluppo delle  analisi indirizzate alla  prevenzione  della minaccia terroristica 

 

L’attentato a Milano c’è stato, era un attentato suicida a tutti gli effetti, la valigetta era un vero e  proprio IED (Improvised Explosive Devicenon molto  differente da qualsiasi pacco esplosivo  fatto  detonare  in  un  bazar  di  Kabul,  o  da  quelli  utilizzati  per  gli  attentati  alla metropolitana di Londra.

 

L'esplosivo,  come  in  Gran  Bretagna,  era  di  tipo  artigianale,  realizzato  con  sostanze chimiche reperibili  sul libero mercato, ma non  per questo meno pericoloso.  Una caratteristica comunque che induce a meditare sull'autore dell'atto che, a quanto risulta al momento, lo avrebbe pensato e organizzato con il concorso di altre due persone. Sicuramente, quindi, non ci troviamo di fronte a un improvvisato terrorista che è passato dall'esperienza fallita di imprenditore edile a quella di attentatore suicida.

 

Modificare, invece,  il contenuto  delle  valutazioni  come finora  operato dai maggiori organi   di   informazione  favorisce  di   fatto  l minaccia.  È  difficile,  infatti,  improvvisarsi

“fabbricante di esplosivi e di “bombe esplosive, peraltro ricorrendo a soluzioni artigianali che seppure  ricavabili da  Internet richiedono una  manualità che solo  un minimo  di addestramento p garantire. Non si conosce lordigno, è stato definito poco efficace”,  ma così non sembra visti gli effetti devastanti sulla persona dell'attentatore. Anche la mancata detonazione di tutta la carica esplosiva è stata  attribuita  alla scarsa  qualità  della miscela realizzata, forse arrivando  a conclusioni affrettate. C'è stata in ogni caso un'esplosione  e se non tutta la carica è esplosa la causa va  ricercata nell'innesco utilizzato e  non  nel tipo di  miscela  esplosiva.  Una circostanza analoga a quanto si è verificato in occasione degli attentati di Londra.

 

Da  quanto  è  stat detto,  emerge  la  necessità   di  analisi   più   attente  rispetto  alle semplicistiche conclusioni  di  questi  ultimi  giorni, in quanto l’innesco è  la  catena  debole di qualsiasi  attentato terroristico. Non è facilmente  reperibile né tanto  meno è facile realizzare inneschi artigianali alla stessa stregua di quanto è possibile fare per gli esplosivi.

 

 Se il nitrato  di  ammonio, infatti,  può essere  acquistato  presso un consorzio agricolo, trasportato con facilità e conservato anche nell'autorimessa di casa, l'esplosivo per realizzare un innesco  non  è  reperibile  sul  mercato  comune  ed  è  difficile  da  trovare  anche  su  quello clandestino; inoltre è pericoloso trasportarlo e conservarlo in sicurezza. Peraltro difficilmente il nitrato di ammonio da solo riesce a esplodere. Ne consegue che chi decide di compiere unazione terroristica deve poter  far  riferimento  a una struttura  logistica  ben  organizzata e con elevata potenzialità operativa in grado di garantire altre materie prime e principalmente gli inneschi. Nel caso di  Milano  e  di Londra si è  forse interrotta  la continuità  del flusso  dei rifornimenti  ed è venuta a mancare la materia prima. Tutto ciò, però, non può rappresentare motivo di ottimismo. Piuttosto dovrebbe  indurre  a  una  maggiore vigilanza e  a  sforzi investigativi  e di intelligence accresciuti per accertare le ragioni che hanno fortunatamente impedito agli attentatori di portare a termine  i loro piani  ottenendo gli  effetti  cercati.  La sola ipotesi,  infatti, di una  possibile esistenza di una struttura logistica organizzata nel nostro Paese, dovrebbe indurre ad analizzare a fondo anche ipotesi complesse, piuttosto  che giungere a  conclusioni  pervase  di  ottimismo  ma semplicistiche.

 

 Il fatto, infine, che l'attentatore abiti da molto in Italia e abbia una compagna italiana e figli  nati  nel  nostro Paese  non è elemento tale  da far  escludere  che appartenga a  una cellula terroristica strutturata anche  se  “dormiente”.  Nemmeno i terroristi  di  Londra erano  sospettati perché cittadini britannici anche se  figli di pakistani, e coloro che  hanno compiuto  l’attentato contro le Torri Gemelle di New York erano residenti negli USA.

 

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