L'AZIONE BELLICA

 

- Gen. Brig. (ris) dott. Fernando  TERMENTINI - 

mail@fernandotermentini.it - fernando.termentini@poste.it

 
 

Ogni guerra è combattuta con l’uso di armi ed ordigni esplosivi realizzati per annientare l’avversario e coinvolge, spesso anche direttamente, la popolazione che vive nel territorio teatro dell’evento . I contendenti, normalmente, impiegano sistemi d’arma differenti nel caso che vogliano difendersi o che intendano attaccare. Chi attacca impiegherà mezzi idonei a portare l’offesa in profondità come missili, proiettili di artiglieria, bombe di aereo, armi di saturazione d’area. Chi invece si difende tenderà ad organizzare il terreno, rendendolo insidioso e ricorrerà spesso all’uso delle mine. L'attività bellica, infine, può essere condotta da Eserciti Regolari o da Organizzazioni substatuali come nel caso di contrasti armati per imporre privilegi etnici o tribali .

In questo ultimo caso quasi certamente saranno utilizzati sistemi d'arma ed ordigni a bassa tecnologia e talvolta anche artigianali o autocostruiti .

Ne consegue che la sofisticazione tecnologica delle armi e quindi la loro affidabilità è condizionata dalle possibilità economiche dei Paesi in lotta, dall’addestramento delle Truppe, dal tipo di logistica disponibile ed, infine, dalle motivazioni che hanno indotto al combattimento . Diverso è quindi l'approccio allo scontro armato e diversa l’interpretazione etica del "concetto di guerra" , che se rispettato secondo il Diritto umanitario porta a rispettare l’avversario e a non coinvolgere la popolazione civile .

Nel tempo il progresso scientifico e le tecnologie emergenti hanno consentito di realizzare sistemi d’arma ed ordigni sempre più sofisticati . Missili intelligenti, aerei da combattimento invisibili, satelliti che riescono a monitorare in tempo reale e nel dettaglio le situazioni locali, lo spostamento delle truppe e le predisposizioni militari. La guerra moderna, quindi, proprio perché combattuta impiegando sistemi sofisticatissimi che talvolta non potrebbero funzionare o farlo male, innesca ed incrementa il rischio residuo per la popolazione in maniera maggiore rispetto a quanto poteva avvenire dopo i bombardamenti di artiglieria della Prima Guerra Mondiale o le bombe lanciate dagli aerei durante il Secondo Conflitto Mondiale .

In sintesi, quindi, si può affermare che l’inquinamento residuo di un territorio è tanto maggiore quanto più "preziosa" è la sofisticazione delle armi e delle munizioni impiegate durante l’evento bellico.

Le bombe ed i proiettili all’uranio impoverito inquinano per secoli dopo la fine del conflitto, i missili "intelligenti, governati da elettronica sofisticata se non esplodono rimangono sul terreno come tanti piccoli depositi di esplosivo innescato e pronto a detonare anche dopo anni . Le cluster bombs, altrimenti dette "bombe a grappolo", piovono dal cielo in modo casuale e se non esplodono non si autodistruggono rimanendo attive per un periodo pressoché infinito, celate fra i cespugli, fra i rami degli alberi e nelle aie delle case rurali che sorgono sui territori dove la guerra è passata .

Un aspetto che si ripete e si trascina da moltissimi anni, fino dall’800 quando la Comunità internazionale ha tentato di risolverlo trattando il problema delle "armi non umane" – omettendo, però, anche in quelle occasioni di affrontare il problema nella sua globalità . A S.Pietroburgo, infatti, furono dimenticate le mine e le armi chimiche che si affacciavano alla ribalta ed in tempi modernissimi , ad Ottawa, ancora una volta, è stata commessa la dimenticanza di non trattare il problema di particolari armamenti come delle "bombe a grappolo" o submunizioni .

La scarsa informazione o "un tipo di informazione epurata", ha fatto sì che l’opinione pubblica internazionale si rendesse conto in ritardo dell’imprecisione dei Trattati , quando ormai i danni erano stati fatti ed i colpevoli politici e militari non erano ormai più identificabili e perseguibili . Nel tempo non si sono avuti risultati migliori anche quando le telecamere portate sul fronte di guerra hanno consentito un’informazione "in tempo reale", perché anche in questi casi è stato omesso di sottolineare problemi sostanziali e di vasta portata, prediligendo le immagini di "effetto" sicuramente più appetibili per un’opinione pubblica troppo spesso disattenta e non esperta di cose militari . Così facendo è andata scemando fino quasi ad annullarsi la coscienza di quanto elevato fosse il percolo innescato nel dopo guerra dalla presenza di ogni tipo di ordigno non esploso che giacesse sul terreno e scarso è stato il coinvolgimento della coscienza internazionale perché fosse posto un freno al fenomeno .

Solo recentemente, nel 1997, si è avuto un risveglio improvviso e si arrivati in fretta e furia a sottoscrivere un Trattato internazionale denso di significato politico ed umanitario, quello di OTTAWA che però così come è stato prodotto all'opinione pubblica ha indotto in moltissimi una convinzione errata : FINALMENTE NON SARANNO PIÙ' IMPIEGATE ARMI CHE COINVOLGANO LA POPOLAZIONE CIVILE NEL PERIODO POST BELLICO . Nessuno ha, però , informato sui limiti di una Convenzione internazionale che ha "dimenticato" di affrontare problemi come quello delle submunizioni o di quanto altro possa essere realizzato artigianalmente durante l’evento bellico ed essere lasciato, poi, abbandonato sul campo di battaglia, costituendo un serio pericolo per le popolazioni locali , sicuramente superiore a quello prodotto finora dalle mine industriali .

Questi errori hanno innescato, prima in Bosnia e successivamente in Kossovo, situazioni molto pericolose, i cui danni vengono limitati solo per l'impegno, la professionalità e la buona volontà di pochi specialisti che operano inseriti nelle NGO e si impegnano, rischiando la propria vita, nello sminamento e nella bonifica in generale .

OTTAWA ha innescato anche un'altra falsa convinzione : L'UNICO VERO PROBLEMA DA AFFRONTARE E' QUELLO DELLO SMINAMENTO, dimenticando tutti gli altri UXOs e facendo dimenticare l'uso proprio della parola "BONIFICA" . I problemi da affrontare sono, invece, moltissimi è una non corretta visione del problema induce troppo spesso a scegliere priorità che di fatto non sono tali impegnando le già scarse risorse economiche su obiettivi che forse rappresentano, di fronte a situazioni contingenti davvero tragiche, un "falso" problema .

Bonificare in senso lato un territorio non significa, infatti, solo togliere le mine, significa, piuttosto, PULIRLO DA TUTTO CIO' CHE PUÒ' COSTITUIRE PERICOLO REALE per chi si accinge a riprendere possesso della propria terra e vuole iniziare a produrre per sé e per la comunità . Bonificare ha un costo spesso elevato , ottenere risultati del 99,6 % , così come previsto dagli standards internazionali, ha un costo ancora più elevato e spesso con andamento esponenziale rispetto ad un possibile intervento di natura "commerciale", ma è un'onere che la comunità internazionale deve sostenere per evitare ben altri costi in termini economici e di vite umane .

L'impegno internazionale non può, però, ne deve essere sollecitato sull'onda delle emozioni di una situazione contingente destinate ad essere dimenticate subito perché sopravanzate dal vortice della vita e degli interessi quotidiani . Per questo è assolutamente necessario "pubblicizzare e diffondere" la vera natura del problema nella sua globalità e nella sua complessità, non parlando solo di sminamento ma di bonifica in generale, di sensibilizzazione, di preparazione e specializzazione delle entità locali destinate a convivere con il pericolo specifico . Solo in questo modo si può sperare che si instauri una "coscienza internazionale comune" che, conoscendo il problema, si renda partecipe ad esso e promuova ogni possibile azione utile al reperimento delle risorse economiche necessarie e che attivi ogni possibile iniziativa che porti ad affrontare di nuovo quanto ad OTTAWA è stato dimenticato .

Se tutto questo non avverrà o ritarderà il problema che attualmente coinvolge vastissimi territori in tutto il mondo , diventerà di sempre più difficile soluzione e chi ci seguirà nella storia sarà costretto ad affrontare gli stessi rischi che oggi affliggono le popolazioni dell’Angola, della Cambogia, dell’Europa dei Balcani e di tutte le restanti aree dove sono state utilizzate "armi inumane" .

Pensare, infatti, di aver cancellato definitivamente con un Trattato il problema delle mine e delle "vittime da mina" è illusorio, ingannevole e fuorviante . La facilità, infatti, con cui è possibile costruire ordigni artigianali lascerà sempre il problema aperto e non si avrà mai la certezza di non incappare più in ordigni anti persona . Per contro, se si arrivasse ad accordi che proibissero l’impiego di tutte le armi o sistemi che possono essere assimilati alla "mina anti uomo", prime fra tutte le "bombe a grappolo" ed ogni altro sistema d'arma sofisticato che non può che essere prodotto attraverso una "linea industriale", forse si potrebbe avere la certezza che in un futuro non troppo lontano, siano cancellate dagli scenari bellici quelle che comunemente sono definite "ARMI INUMANE.

LE MINE

 

Fra i possibili ordigni che inquinano un terreno reduce da un periodo bellico, la mina è stata, finora, l’oggetto bellico più temuto Un’arma sostanzialmente semplice, costituita da pochi elementi : l’involucro, una carica esplosiva e un congegno di accensione che ne garantisse il funzionamento. Poche cose raccolte in uno spazio limitato, tutte di basso costo e di facile reperibilità ma che messe in sistema garantiscono un’elevata insidiosità intrinseca destinata a rimanere inalterata per decine di anni .

L’involucro

Un qualsiasi contenitore, di metallo, di plastica, di legno od anche di cartone può costituire l’involucro di una mina e quindi il corpo della stessa . Nel tempo sono stati realizzati contenitori sofisticati e tali da rendere l’ordigno impermeabile agli agenti atmosferici e difficilmente individuale con gli strumenti elettronici di ricerca. Il progresso tecnologico ha spinto, quindi, a passare dalla semplice scatola di legno o di ferro tipiche delle mine della Seconda Guerra Mondiale ai contenitori in bachelite e, successivamente, a quelli in resina sintetica , resistenti anche all’azione degradante dei componenti chimici contenuti nel terreno e resistenti al rilevamento degli strumenti elettronici di ricerca .

L’accenditore

L’accenditore è il "motore" della mina, ossia l’elemento meccanico o elettronico che garantisce all’ordigno di funzionare. Un’estensione di quella che nei proiettili di artiglieria o nelle bombe di aereo è la spoletta . Quanto più è sofisticato l’accenditore tanto maggiore è l’insidiosità dell’ordigno e la sua possibilità di mantenere inalterata nel tempo la sua letalità. E’ l’elemento della mina che influisce maggiormente sui costi di fabbricazione e sull’impegno tecnologico che deve essere affrontato per realizzare l’ordigno. Un accenditore più o meno evoluto garantisce l’affidabilità complessiva dell'ordigno, ma anche e soprattutto condiziona la sicurezza complessiva, in particolare quando la mina può essere sottoposta a qualsiasi tipo di maneggio per scopi operativi o di bonifica o soltanto perché elemento di curiosità da parte di chiunque . Rispettare gli standard internazionali sul funzionamento degli accenditori non è semplice e spesso richiede lunghi studi, tecnologie non sempre disponibili da parte di tutti ed elevati oneri economici

Gli accenditori possono essere anticarro ed anti uomo. I primi funzionano generalmente a pressione e - se realizzati nel rispetto delle normative internazionali – si attivano quando sottoposti a carichi non inferiori ai 120-150 kg. Esistono anche accenditori a comando elettronico, di nuova generazione, molto costosi e generalmente realizzati in Paesi in possesso di elevata tecnologia industriale .

Gli accenditori anti – uomo si attivano se sottoposti a trazione o a pressione e funzionano con bassi carichi di funzionamento compresi tra i 5 e i 12 kg e non dovrebbero funzionare con carichi inferiori , aspetto che garantirebbe una certa sicurezza complessiva all’ordigno nei confronti di chiunque tentasse di manipolarlo o si accingesse a bonificare un’area minata. Raramente, però, questi vincoli sono stati rispettati dai costruttori di mine .

La carica esplosiva

La carica esplosiva di una mina è la parte che conferisce all’ordigno gli effetti per cui è stato realizzato . Il peso delle cariche varia da qualche decina di grammi per le mine anti uomo perché dovrebbero solo "inabilitare" il combattente, a qualche centinaio di grammi per le mine anti uomo a frammentazione ed ad effetto esteso. Nelle mine anti carro le cariche raggiungono pesi di qualche chilogrammo.

I VARI TIPI DI MINE

Le mine possono essere anti uomo ed anti carro, tutte realizzate in vari modelli che si differenziano per lo scopo a cui sono destinati . Si hanno mine anti uomo ad azione locale, ad azione estesa, a frammentazione e di circostanza. Le mine anti carro generalmente sono di due tipi, quelle sottoscafo, moderne e sofisticate, generalmente attivate da accenditori a funzionamento elettronico e realizzate per distruggere qualsiasi carro da combattimento, oppure contro cingolo. La maggior parte delle mine anticarro funzionano a pressione, ma ne esistono di moderne a funzionamento elettronico.

 
Le mine anti uomo

Dall’entrata in vigore del Trattato di OTTAWA più di 150 Nazioni si sono impegnate a non costruire più ed a non impiegare nel futuro mine anti uomo e a distruggere quanto contenuto negli arsenali .

Moltissimi di questi ordigni sono stati però già impiegati e costituiscono un serio pericolo per la popolazione, come recentemente dimostrato dai campi minati realizzati in Kosovo dall’Esercito serbo e dall’UCK .

Le mine anti uomo generalmente vengono posate interrate o celate fra i cespugli posizionate su picchetti e collegate a fili di inciampo . Sono utilizzate per interdire il passaggio delle truppe a piedi e per assicurare una estesa copertura del territorio con un conseguente risparmio del numero dei soldati che altrimenti sarebbero stati necessari

Nel tempo sono stati realizzati vari tipi di mine anti uomo, funzionanti a pressione ed ad azione locale, come la sovietica PMA-1 o PMA-2 fra le più diffuse . Esplodono se attivate dalla pressione esercitata da un uomo che vi passi sopra , e provocano sull’individuo gravi lesioni traumatiche provocando all’individuo lesioni gravi con menomazioni spesso permanenti

 
Le mine anti uomo ad azione estesa sono quelle più pericolose e più letali. Funzionano generalmente a pressione o a trazione, collegate ad un filo e quando esplodono proiettano schegge in una raggio letale di 30-40 m . Le schegge arrivano a ferire seriamente un individuo fino alla distanza di 100 m. Mine del genere non limitano il loro effetto sul solo uomo che ne attiva l'esplosione, ma coinvolgono chiunque si trovi nel loro raggio di efficacia . Questi tipi di ordigno sono stati impiegati in tutto il mondo, in particolare dai Paesi o dalle fazioni armate vicine all'ex Unione Sovietica .
L’Italia ha prodotto due tipi di mine ad azione estesa, la VALMARA-59 e la VALMARA-69 , che sono state utilizzate in larga misura dall’IRAQ per minare il deserto del KUWAIT durante la guerra del Golfo. Mine VALMARA sono state impiegate anche in AFGHANISTAN .

Un altro tipo di mine anti uomo sono quelle ad azione direzionale, generalmente comandate a distanza con un dispositivo elettrico o collegate ad un filo di inciampo . Vengono utilizzate come mine da agguato per interdire il passaggio su mulattiere e strade in generale. Le più diffuse appartengono alla famiglia MRUD o MON-50, tutte derivate dalla statunitense Claymore e costruite nei Paesi del blocco comunista. Sono state utilizzate in gran numero in tutto il mondo e vengono continuamente rinvenute in AFGHANISTAN, in BOSNIA, in CROAZIA e nel KOSSOVO . Questo tipo di mine ha un raggio di efficacia letale di 100 m e proietta schegge in un cono di 60 °.

Le mine anti uomo sono oggetti semplici, realizzabili da chiunque abbia un po’ di dimestichezza nell’uso degli esplosivi . E’, infatti, sufficiente che si conosca l'uso degli esplosivi e con pochi materiali aggiuntivi reperiti sul libero commercio è possibile realizzare un'efficace mina anti uomo .commercio, siano in grado di assemblare le parti perché si possano ottenere ordigni rudimentali ma, nello stesso tempo, assolutamente efficaci.

A tale riguardo potrebbero essere citati molti esempi, ma senza andare troppo lontano nel tempo e richiamandoci solo alle recenti vicende belliche in Bosnia , una delle mine anti uomo più micidiali che sia stata finora impiegata e che tuttora produce vittime fra la popolazione civile e fra coloro che si impegnano a bonificare il territorio, è la mina di GORADZE, ordigno artigianale realizzato dai bosniaci mussulmani per difendere l’omonima enclave .
Le mine anti carro

Le mine anti carro hanno lo scopo di arrecare i maggiori danni possibili ad un carro armato al fine di renderlo operativamente inoffensivo. Ne esistono in tutto il mondo svariati tipi, in legno le più obsolete, in metallo quelle risalenti agli anni cinquanta ed in plastica quelle fabbricate in tempi più recenti, a partire dagli anni settanta. Tutti ordigni con cariche di esplosivo ad alto potenziale, di peso variabile da qualche chilogrammo alla decina di chilogrammi, la maggior parte provviste di congegni di antirimozione , che le fanno esplodere anche al semplice urto . Alcuni tipi fra quelli prodotti dall’ex Unione Sovietica e dall’ex Jugoslavia possono essere trasformate, , con modesti adattamenti, in mine anti uomo dagli effetti micidiali . La maggior parte funzionano a pressione, talune con accenditore "basculante a tilt" e qualcuna delle più moderne sono equipaggiate con accenditori elettronici.

La mina anti carro, qualora non trappolata o modificata, costituisce per la popolazione un pericolo minore rispetto a quella anti uomo . E’, comunque un ordigno bellico con elevatissima letalità residua, pronto ad esplodere al passaggio di qualsiasi autoveicolo o se toccato da un aratro durante i lavori agricoli. Deve, quindi, essere bonificata alla stessa stregua della sorella minore, rapidamente e senza lasciar trascorrere troppo tempo dalla fine del periodo bellico .

 
La serie delle TM sovietiche sono le più diffuse e quelle più ricorrenti nei Teatri di guerra anche recentissimi, come la Bosnia e la Croazia ed il Kosovo. Funzionano quasi tutte a pressione, sono predisposte per essere trappolate e quindi esplodere se fatte oggetto di rimozione. Possono essere adattate anche a mine anti uomo quando viene applicato ad esse un accenditore del tipo MV-5 o simili .

Altri tipi di mine molto diffuse sono le jugoslave della serie TMN , mine funzionanti a pressione, predisposte per essere provviste di congegni di anti rimozione e sono predisposte per essere facilmente trasformate in mine anti uomo . Funzionano a pressione con bassissimi carichi di funzionamento. Sono state ampiamente usate in Bosnia ed in Kossovo dall’Esercito serbo, in particolare lungo i confini con l’Albania, quasi tutte modificate per funzionare al passaggio di un uomo .

L’industria italiana ha realizzato vari tipi di mine anti carro, molte fabbricate su licenza in Paesi dell’area Medio Orientale o africana come l’Egitto. Moltissime sono state utilizzate dall’Esercito iracheno durante l’invasione del Kuwait e altrettanto numerose sono quelle che sono state impiegate in Libano ed in Afghanistan dai Mughjadin. Mine anticarro ad alto potenziale come la TC-6 , in grado non solo di fermare un carro ma di distruggerlo completamente con la carica cava di 6 chilogrammi .

Le mine di circostanza

Per concludere l’argomento delle mine non si possono dimenticare quelle che vengono comunemente chiamate "mine di circostanza", ossia ordigni realizzati "artigianalmente" , molto pericolosi non solo nei confronti della popolazione civile ma anche degli specialisti chiamati ad interventi di bonifica . Ne esistono di anti uomo come quelle realizzate utilizzando comuni cariche di esplosivo cilindriche da 100-200 grammi, provviste di accenditori normalmente utilizzati per le mine industriali e talvolta opportunamente "trattati" per renderli più sensibili e quindi maggiormente letali.

LE CLUSTER BOMB

Durante la Guerra in Kossovo , quando alcuni pescatori dell’alto Adriatico tirarono fuori dal mare impigliate nelle reti alcuni ordigni bellici pressoché sconosciuti, si iniziò a parlare di bombe a grappolo o submunizioni. Vennero proposte come qualcosa di assolutamente nuovo, quasi sconosciuto ed esperti spesso improvvisati iniziarono a trattare dell'argomento .Si parlò di un attentato alla sicurezza degli operatori del mare, si discusse sulla pericolosità di queste bombe una delle quali sembrava fosse scoppiata a bordo di un peschereccio, ma nessuno accennò che centinaia di questi ordigni nello stesso momento si accumulavano - non esplosi - sul territorio del Kossovo e della Serbia ed costituivano un pericolo reale per la popolazione in quanto pronti ad esplodere al minimo urto o solo se trascinati dal vento .

Coloro che parlarono in quel momento di cluster apparivano sorpresi, ma armi analoghe erano già state impiegate dieci anni prima durante la Guerra del Golfo e nessuno ne aveva mai parlato, nemmeno quando furono iniziati i lavori sul Trattato di OTTAWA . Il problema non fu nemmeno affrontato nel "dopo OTTAWA" nonostante che fosse stato abbondantemente reso noto attraverso le pagine di riviste specializzate e su INTERNET . In Kossovo dopo la fine della guerra le cluster sono riapparse ed ora a più di un anno dalla fine della guerra dimostrano tutta la loro letalità

Un solo esempio negli ultimi quindici giorni dell' aprile del 2000 nella provincia di Pec sono morti quattro bambine per l’esplosione delle cluster. Non ce stato invece nessun incidente da mina !

Dati più concreti sulla situazione specifica possono essere ricavati da quanto viene fatto sul terreno dagli specialisti impegnati nelle varie NGO per la bonifica umanitaria. Un solo esempio : in una settimana un Nucleo di bonifica dell’Unità di Sminamento Umanitario di INTERSOS è intervenuto in vari punti del Kossovo ed ha distrutto 16 cluster. Più di due al giorno e tutte collocate in punti sensibili come gli orti vicino alle case.

Le cluster che dopo un lancio aereo rimangono sul suolo non esplose ma attive, sono moltissime . Gli esperti, infatti, ben sanno che a fronte di dichiarate mancate esplosioni pari 5% delle submunizioni impiegate, la percentuale reale si attesta intorno al 20/25 % percentuale confermata dalle mappe delle aree inquinate redatte dal Mine Action Centre di Pristina . Le cluster sono contenute in un dispenser che viene lanciato da un aereo e si disperdono al suolo in maniera totalmente casuale e condizionata da parametri spesso non esattamente controllabili in combattimento, come la velocità dell'aereo, la quota, l'angolo di lancio . Una dispersione randomizzata che rende ogni possibile intervento di bonifica difficile, insidioso e talvolta dagli esiti non totalmente sicuri .

E' difficilissimo bonificare questo tipo di ordigni anche utilizzando i mezzi meccanici che rimarrebbero seriamente danneggiati e gli stessi cani che di fronte al "paracadute" potrebbero essere indotti a "giocare" addestrati come sono a fiutare ed individuare gli ordigni classici come gli UXOs e le mine .

Esistono vari tipi di cluster , a frammentazione ed a carica cava, tutte in grado di produrre danni alle persone ed ai materiali . Le più potenti riescono a perforare a 15 m di distanza una lamiera di acciaio di 125 mm o ad uccidere in un raggio di 150 m . Esplodono nel momento che impattano sul terreno o dopo un ritardo programmato che inizia dal momento in cui gli ordigni toccano la superficie terrestre o raggiungono una certa altezza dal suolo. Qualcuna esplode attivata da un dispositivo meccanico, altre elettricamente con dispositivi piezoelettrici .

Nessun tipo è provvisto di congegno di autodistruzione qualora non esplodano per cattivo funzionamento o quanto altro .

 

Le più sofisticate costituiscono una consistente fetta dell’armamento aereo degli Stati Uniti d’America e della Gran Bretagna . Solo alcune delle più conosciute : BLU 7114-B , BLU 9/A-B, BLU 77B, BLU 755 MK1 e MK2.

   
         

Ordigni che spesso più delle mine attirano la curiosità di chi ignaro si avvicina ad esse e che richiedono grande perizia per essere distrutti, mettendo a seria prova le capacità degli specialisti che intervengono per bonificare i territori . E' molto difficile individuarle e molto spesso anche personale esperto incontra grandi difficoltà specialmente se opera in terreni rotti ed in boscaglia .

HOME
   

IMPIEGO DELLE CLUSTER BOMB
   

POSSIBILI INTERVENTI DI BONIFICA