IL PROBLEMA DELLE MINE E

DEI CAMPI MINATI NEL MONDO

- Gen. Brig. (ris) dott. Fernando TERMENTINI -

mail@fernandotermentini.it- fernando.termentini@poste.it

 
 

Il contenuto del presente articolo deriva dalla lunga esperienza maturata dall’autore nel settore della bonifica dei territori a rischio per la presenza di mine , ordigni e trappole esplosive, dislocate in varie parti del mondo . Chi scrive ha operato quale istruttore e come operatore in situazioni operative ad alto rischio e in differenti condizioni ambientali che gli hanno consentito di acquisire esperienza a largo raggio . Le pagine saranno seguite da implementazioni successive . L’autore auspica di essere contattato da altri esperti o da coloro che sono intenzionati ad affrontare il problema per uno scambio di opinioni.

 

PREMESSA

Il problema delle mine nel mondo è uno delle iatture che l'umanità dovrà affrontare nel secolo che si affaccia alla ribalta..

Se questo non avverrà la ripresa economica dei Paesi usciti da guerre locali sviluppate in tempi recenti sarà destinata a non decollare con ricadute negative anche nel mondo occidentale .

Ogni isteresi delle iniziative in questo settore ha, infatti, riflessi negativi sulle economie locali in particolare nelle Nazioni a basso reddito e disattende uno dei dettati principali della Conferenza di OTTAWA proprio in quei punti dove maggiore è il contenuto di diritto umanitario .

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Queste righe hanno unicamente uno scopo, quello di informare sulla complessità della materia e sull’esigenza che essa deve essere affrontata globalmente . Tenterò di raggiungere lo scopo senza la presunzione di voler insegnare qualcosa, ma unicamente travasando l'esperienza di Ufficiale del Genio dell’Esercito italiano specializzato nella Bonifica dei campi minati e che ha operato per più di un terzo del suo trentennale servizio percorrendo terreni minati e insidiosi per la presenza di ordigni e di trappole esplosive .

Una sola precisazione : queste pagine non vogliono esprimere pensieri ufficiali, ma solo un'insieme di meditazioni di chi sente la necessità di promuovere l'interesse su un argomento per troppo tempo sottaciuto o non proposto in termini reali .

Una sola precisazione : queste pagine non vogliono esprimere pensieri ufficiali, ma solo un'insieme di meditazioni di chi sente la necessità di promuovere l'interesse su un argomento per troppo tempo sottaciuto o non proposto in termini reali .

LA MINA

L’ordigno mina e’, concettualmente, uno degli strumenti bellici piu’ antichi.

La sua presenza, seppur sotto forme diverse e legate al periodo storico di impiego, ha rappresentato sempre uno degli elementi che maggiormente poteva condizionare la manovra degli schieramenti e dei dispositivi.

La semplice buca mascherata, con sul fondo pali appuntiti, posta di fronte a linee difensive, può essere considerata come la progenitrice della mina, intesa come qualcosa che lasciato sul terreno e non bonificato e’ difficile da individuare ed e’ pronto a creare danni anche dopo anni .

Un ordigno semplice ma estremamente efficace che se utilizzato da organizzazioni prive di scrupolo e che sono ricorse alla lotta armata solo per affermare interessi etnici e tribali, altrimenti improponibili sul piano politico, costituisce per chi esce dalla guerra perdente un elemento fondamentale per perseguire nel tempo il disegno eversivo nei confronti delle forze avversarie .

Nel tempo, il progresso, la disponibilità di nuovi materiali e l’acume professionale dei belligeranti, hanno sempre di piu’ esaltato i criteri con cui l’ordigno è stato costruito ed hanno spinto i tecnici del settore a realizzare mezzi che, seppure semplici, avessero un’elevata efficacia .

Le mine sono mutate nel tempo ma alcune loro caratteristiche fondamentali sono rimaste uguali e sempre tali da rendere l’ordigno poco costoso ma di grande efficacia operativa .

Infatti, tutte le mine sono caratterizzate da :

- costi di fabbricazione e di gestione piuttosto contenuti ;

difficolta’ di rilevamento ed eliminazione ;

- minimo costo e massima efficacia .

La mina e’, dunque , un ordigno semplice, che puo’ essere costruito anche artigianalmente da chi abbia una minima conoscenza di esplosivi ed una modesta disponibilita’ di materie prime elementari .

 
 
E’ possibile realizzare una mina disponendo solo di  :
 
  • un po’ di esplosivo ;
  • un detonatore o altro mezzo innescante ;
  • filo di ferro ;
  • un chiodo ;
  • una molla .
 

A questo punto sorge spontanea una meditazione  : se la mina e’ un ordigno semplice è tanto piu’ pericoloso quanto piu’ modesta sara’ stata la tecnologia applicata per realizzarlo .

Difficilmente, quindi, si può essere sicuri che - in futuro - la sola proibizione della fabbricazione garantirà a tutti noi di non trovarci, in futuro, a dover fronteggiare il problema della presenza di mine, seppur artigianali .

Sarebbe necessario, quindi, pensare di avviare immediatamente ogni iniziativa che individui appropriate sanzioni internazionali nei confronti di coloro che - pur non disponendo di ordigni industriali - impieghino qualcosa di artigianale . Non solo un’ipotesi, questa, ma forse una realtà certa in quanto e’ molto probabile , che in tutte le aree geografiche piu’ a rischio per eventuali conflitti locali sviluppati da organizzazioni substatuali che intendono affermare interessi etnici e religiosi, difficilmente potra’ essere imposto ai belligeranti di non impiegare ordigni con scopi peculiarmente terroristici, come le mine di circostanza e le trappole esplosive .

I TIPI DI MINE

Un cenno ai vari tipi di mine .

Le mine possono essere a/c ed a/u . Le prime pensate per distruggere o danneggiare irrimediabilmente un carro da combattimento, le seconde con lo scopo di provocare danni fisici all’uomo, tali da ridurne l’operativita’.

Criteri di base, questi, importantissimi e che se rispettati limitano molto l’efficacia dell’ordigno e quindi i danni che esso puo’ provocare .

Non tutte le Nazioni, pero’, si sono attenute, almeno nel passato, a questi dettami ed ora ci troviamo alla presenza di due tipologie di "parchi" .

Uno occidentale costituito da mine a/c ed a/u realizzate nell’assoluto rispetto delle caratteristiche accennate e l’altro dell’ex Patto di Varsavia con mine, invece, a cui non e’ semplice assegnare la categoria di a/c ed a/u, perche’ costruite senza tenere in considerazione i vincoli concordati .

Per meglio comprendere cosa sia una mina darò qualche dettaglio comune a tutti gli ordigni .

In particolare, le mine anti uomo possono essere :

- ad effetto locale ;

-   ad azione estesa, pericolosissime in quanto proiettano , in un raggio di 360 gradi centinaia di schegge ad una distanza di 25-30 metri

L’elemento essenziale di una mina, comune a tutti i tipi, e’ l’accenditore che rappresenta " il cuore " dell’ordigno e da cui parte l’impulso destinato a farlo funzionare .

Gli accenditori possono essere del tipo :

 - meccanico

-  elettrico

- pneumatico

 - misto

 - ad effetto istantaneo o ritardato.

I piu’ diffusi sono quelli a funzionamento meccanico e generalmente attivano la mina se sottoposti ad una pressione con carichi di funzionamento, dell’ordine di :

  - 150 - 200 kg se impiegati per le mine a/c ;

  - qualche kilogrammo per quelle anti - uomo .

Detti valori sono fondamentali per conferire all’ordigno una certa sicurezza e per garantire, ad esempio, che la mina anti - carro esploda solo se interessata dal passaggio di un carro armato e quella anti - uomo non esploda appena sfiorata. Essi sono riportati in accordi internazionali ratificati da quasi tutte le Nazioni ma non sempre sono rispettati.

I n particolare, molte mine anti - carro, che fanno parte degli arsenali di Nazioni dell’ex Patto di Varsavia si trovano funzionano se sottoposte ad un carico di qualche chilogrammo e mine anti - uomo esplodono se soggette a pressioni di qualche centinaio di grammi .

Queste omissioni concorrono a complicare il gia’ delicato problema delle mine anti - uomo disseminate nel mondo e rappresentano un grave pericolo per l’uomo in situazioni operative e nel momento che si interviene per la bonifica .

   
       

LE TRAPPOLE ESPLOSIVE

Le trappole esplosive, poco considerate dai mass - media, sono ordigni molto piu’ pericolosi delle mine, molto vicine a quelle che normalmente vengono chiamate mine di circostanza e utilizzate per scopi terroristici o per rendere molto insidioso l’ostacolo minato, in particolare nelle zone urbanizzate .

Non possono essere, quindi, dimenticate nel trattare il problema piu’ generale delle mine in quanto sono state impiegate in tutti i recenti conflitti ed in particolare in quelle aree geografiche dove sono stati sviluppati e sono in corso conflitti locali finalizzati non a difendere il territorio nazionale ma, piuttosto, ad imporre interessi di pochi .

Parlare dei possibili tipi di trappole esplosive non ha significato, in quanto la loro costruzione non e’ suggerita da regole progettuali, ma solo affidata unicamente alla fantasia di chi la pensa e realizza.

Le trappole esplosive costituiscono un serio pericolo per i combattenti, ma in particolare e soprattutto per la popolazione civile quando impiegate - come avviene il piu’ delle volte - nei centri abitati, nelle aree rurali e negli insediamenti industriali .

 

 

 
 

LA VALENZA MILITARE DELLE MINE NEL TEMPO

Qualche cenno sul perche’ la mina anti - uomo fino ad oggi e’ stata impiegata in campo militare .

L’ordigno, che e’ un elemento fondamentale dell’ostacolo, parametro questo essenziale insieme al fuoco per favorire la manovra amica ed ostacolare la progressione avversaria , ha sempre rappresentato un dispositivo bellico vitale per chi volesse, in assenza di altri mezzi, garantire la difesa del territorio nazionale. La mina e’, peraltro, caratterizzata da ha un rapporto di costo / efficacia elevatissimo , in quanto permette di fermare un carro armato del valore di qualche miliardo ha fronte di un costo dell’ordigno che non supera i 2 milioni .

Tutti gli eserciti, che definirò evoluti, hanno sempre impiegato l’ordigno anti – uomo per difendere la mina anti – carro da eventuali azioni di sminamento da parte delle Truppe nemiche e mai in modo sconsiderato, registrando gl ordigni in ossequio alle convenzioni internazionali e fin dove possibile limitandone l’impiego a ben determinate aree e mai nei centri abitati .

Cio’ non e’ avvenuto, invece, nel caso dei conflitti locali, quando organizzazioni per lo piu’ substatuali si sono confrontate nel tempo ed hanno utilizzato la mina anti – uomo per scopi terroristici, disattendendo il piu’ elementare rispetto del diritto internazionale ed umanitario, anche a discapito di loro stessi e delle loro famiglie.

In queste realta’ la mina anti - uomo è stata impiegata come trappola esplosiva e non ha rappresentato uno degli elementi fondamentali per la difesa dell'ordigno anti - carro, mina questa ultima essenziale per la difesa del territorio nazionale e per sviluppare azioni di contromobilità per fermare la progressione avversaria .

 

 
 
Purtroppo, come già detto avvenimenti recenti indicano che il ruolo della mina anti - uomo è stato stravolto . In BOSNIA, i fanciulli corrono grandi pericoli perche’ i loro padri hanno usato indiscriminatamente le mine e le trappole esplosive, senza rispettare convenzioni, senza regole precise e ricorrendo ad ordigni artigianali come la mina di GORADZE .

La cultura moderna ci ha portato ad OTTAWA dove sono stati ricordati e riaffermati basilari principi di diritto umanitario . E' stata cancellata dagli scenari di guerra la mina anti - uomo che sicuramente dovrà essere sostituita con dispositivi che potrebbero entrare nella categoria delle armi non letali , aspirazione che sarà sicuramente soddisfatta dalla tecnologia moderna .

Questi dispositivi, come i sensori elettronici, sistemi di sorveglianza passiva, radar di prossimità, sicuramente caratterizzati da elevata tecnologia consentiranno di poter fare affidamento ancora nel futuro ad un elemento irrinunciabile per garantire la difesa del territorio nazionale e per assicurare che la mina anti - carro non possa essere agevolmente superata o rimossa dall'avversario .

Sicuramente però chi deciderà di usare le armi per affermare interessi locali o perché motivato da ideologie religiose esasperate seguiterà, con ogni probabilità ad usare mine anti - uomo, seppure fabbricate nella cantina di casa . Questa ipotesi già da oggi confermata da realtà concrete, deve spingere a meditare e sollecitare le coscienze internazionali ad affrontare il "dopo OTTAWA" con iniziative che colpiscano anche chi è intenzionato ad usare ordigni che potrebbero rientrare nella categoria delle mine anti persona e delle trappole esplosive .

Disattendere o ritardare queste iniziative potrebbe ingenerare convinzioni molto pericolose per la incolumita’ dei popoli e per la stabilita’ internazionale .

LE MINE NEL MONDO

La situazione e’ sicuramente grave e rivela una realta’ cruda, come personalmente constatato fin dal 1989 percorrendo il territorio dell’AFGHANISTAN appena lasciato dall’invasore sovietico .

In AFGHANISTAN il 95% delle mine e degli ordigni esplosivi lasciati sul suolo provengono dagli arsenali dell’ex Patto di Varsavia e se qualcosa di occidentale esiste e’ per lo piu’ costituito da qualcosa di "copiato" da industrie Medio Orientali o limitrofe alla regione afghana .

Ma non solo l’AFGHANISTAN e’ stato ed e’ ancora interessato al problema, molte altre sono le aree del mondo dove attualmente le mine rappresentano un pericolo reale ed immanente.

Una stima recente permette di quantificare in 120 milioni le mine presenti in 67 Nazioni, numero sicuramente sottostimato, se si pensa che insieme alle mine ci sono migliaia di trappole esplosive ed altrettanti proiettili inesplosi .

A titolo di esempio alcuni dati che fra i molti forse rappresentano una realta’ concreta:

-  20 milioni di mine in AFGHANISTAN ;

  - 6 milioni in KUWAIT ;

 - 7 milioni in KURDISTAN ;

 - 6 milioni in BOSNIA, una mina ogni abitante e mezzo ;

-   89 milioni nel resto del mondo .

Questi numeri consentono di affermare che ci troviamo di fronte ad una vera e propria inseminazione di ordigni pericolosi, posti nei luoghi piu’ impensati, alla portata di tutti e che - in carenza di interventi immediati di bonifica - rendono aleatoria e forse impossibile una qualunque ripresa economica e produttiva dei Paesi interessati

Situazione di pericolo e di stallo ancora piu’ grave se si considera che quasi tutte le Nazioni coinvolte dal problema della presenza di mine sul territorio, fondano la loro economia sulla pastorizia e sulla agricoltura, attivita’ queste impossibili da perseguire in Paesi a bassa economia in cui la prestanza fisica e’ un elemento essenziale per poter affrontare con successo una qualsiasi attivita’ lavorativa .

Come prima accennato non solo le mine e le trappole esplosive rendono insidiosa un’area post - bellica, ma, forse, in modo determinante, anche le migliaia di submunizioni sparse dai vettori aerei, dai razzi e dai proiettili di artiglieria, che rimangono inesplose sul terreno per lungo tempo .

 

Ordigni altrettanto letali e spesso ancora piu’ pericolosi delle mine

le submunizioni

LA BONIFICA

Prima di affrontare il problema e’ necessario fare un distinguo fondamentale fra bonifica operativa e bonifica umanitaria .

La bonifica operativa viene attuata a favore di dispositivi militari che devono compiere una determinata missione e tende a conseguire risultati del 70 - 80 %, ritenuti sufficienti, in quanto garanti di un tasso di rischio ritenuto accettabile per chi sta sviluppando un’azione militare.

 

Qualcuno di questi potrebbe essere, in taluni casi, essere anche impiegato per la bonifica umanitaria, ma solo su zone particolari come strade, aeroporti, aree industriali ecc . . Sicuramente non saranno impiegabili in aree urbanizzate .

Ben altra cosa e’ la bonifica umanitaria che deve garantire l’assoluta incolumita’ per la popolazione. A tale riguardo gli standard internazionali impongono un grado di affidabilita’ pari al 99,6 % ove il rischio del 0,4 % e’ riferito solo all’evento casuale, comunque non ponderabile e non eliminabile . Un intervento, questo, che richiede attente valutazioni, coordinamento ed organizzazione minuta sviluppate e programmate tenendo conto di specifici progetti .

 

E’ essenziale che l’affidabilità di ogni intervento rientri nei termini indicati in quanto si ritiene che nessuno percorrerebbe una strada o un terreno la cui bonifica e’ stata garantita solo all’ 80 - 90% e nessuno consentirebbe ai propri figli di recarsi a scuola percorrendo strade che superano terreni in cui la propabilita’ residua che ci siano ancora mine attive e’ del 10 – 20 % .

Oggi, finalmente, si comincia a parlare di bonifica in modo incisivo, ma l’approccio e’ ancora sfumato e spesso non approfondito in quanto spesso è solo affrontato sviluppando tematiche che lamentano problemi piuttosto che suggerire soluzioni .

Ricorrente è , invece, l’affermazione : non e’ possibile iniziare a sminare per carenza di mezzi specifici .

 
   

L’affermazione lascia perplessi gli specialisti della bonifica, i quali sono, invece, convinti che non e’ necessario disporre di mezzi sofisticati per iniziare e che è, invece, sufficiente disporre di :

 
   
- preparazione dell’uomo

  - un’asta di sondaggio per tastare il terreno

  • un affidabile rilevatore di mine
  • un po’ di spago
  • esplosivo
  • coraggio e professionalità’ nell’operatore .

Sicuramente un sistema evoluto non potrà che agevolare il lavoro dell’uomo ma qualsiasi mezzo meccanico non sarà’ in grado di garantire le percentuali di affidabilità’ che si intende e si deve raggiungere in caso di bonifica umanitaria ed in quanto non potranno essere utilizzati in aree urbane o rurali e questa e’ la realta’ ricorrente in tutti i Paesi dove sono stati sviluppati atti bellici, questo e’ il dopo guerra moderna.

Gli scenari di KABUL, KUWAIT CITY, della BOSNIA ERZEGOVINA, del KOSOVO, dell'ANGOLA , dell'ERITREA e dell'AFGHANISTAN 

SONO IDENTICI !

Nel settore del "rilevamento" delle mine e’ in corso una spinta ricerca per individuare sistemi elettronici che diano assolute garanzie. Anche in questo segmento, pero’, non si puo’ essere certi di poter raggiungere un’assoluta affidabilita’ e non si puo’ pensare di poter considerare i futuri rilevatori utilizzabili "ogni tempo ed ogni luogo" , in quanto - allo stato attuale – non si dispone di una banca dati delle varie "tracciature" delle mine che costituiscono un target difficile, che in ogni momento risponde in modo diverso secondo le condizioni di impiego, l’immagazzinamento, l’ambiente meteorologico e lo stress termico a cui e’ o e’ stato sottoposto l’ordigno .

E’ innegabile che la bonifica manuale e’ molto costosa e lenta , ma per questo non bisogna arrendersi e, invece, è necessario ricordare in ogni momento che nel mondo ogni venti minuti si ha un morto o un ferito grave per lo scoppio di ordigni e che ogni ritardo di possibili interventi incrementa in modo esponenziale l’enorme sforzo che la comunita’ internazionale deve affrontare per fronteggiare i danni provocati sulle persone dallo scoppio di mine.

Cercare di riconsegnare, infatti, alla vita attiva un ferito da mina, in particolare se adolescente ha un costo elevatissimo .

Una protesi applicata ad un fanciullo ha un costo iniziale di circa 200 dollari. Il ferito e’ destinato a crescere per cui nel corso degli anni l’apparecchio ortopedico deve essere cambiato ed adeguato alla struttura fisica per cui una volta che il ragazzo diventa adulto si saranno spesi non meno di 5000 dollari. Se si tiene conto di questi aspetti forse sarebbe meglio investire subito in seri programmi di bonifica che, laddove avviati ed in corso, hanno dimostrano e dimostrano la loro piena validita’ e, comunque, si ridurrebbero drasticamente il numero dei feriti .

 
 
   
Tecnicamente e’ possibile intervenire .Nel mondo esistono gli esperti in grado di operare ed affrontare programmi operativi di bonifica che, se integrati da campagne informative finalizzate ad insegnare alla popolazione a convivere con il pericolo specifico e a difendersi da questo, potrebbero conseguire quei risultati che tutti noi ci auspichiamo . Quanto si sta facendo in questo momento in BOSNIA, in ANGOLA, in ALBANIA ed in molte altre parti del mondo dimostra che la mia affermazione non e’ immotivata e solo ottimistica, ma si richiama ad una realtà contingente che dovrebbe indurre ad iniziare ad affrontare il problema in modo globale .  

 

 

CONCLUSIONI

Per concludere alcune affermazioni che si lasciano alla interpretazione del lettore.

1. E’ necessario preoccuparsi perche’ il futuro non riservi alle nuove generazioni situazioni forse piu’ difficili di quelle delineate, aspettativa che puo’ assumere connotato di realta’ solo se il problema degli ordigni realizzati ed impiegati con scopi terroristici piuttosto che militari e senza il rispetto delle convenzioni internazionali verra’ affrontato con immediatezza e valutato con diverse ottiche senza tralasciarne aspetti che, apparentemente irrisori, hanno, invece, un peso determinante .

2. Pensare di aver eliminato o di essere in procinto di eliminare per il futuro il ripetersi del problema ricorrendo ad accordi e convenzioni il cui rispetto da parte dei possibili aventi causa e’ difficilmente controllabile , rappresenta solo una speranza destinata a fallire se non verranno previste sanzioni pesanti nei confronti degli inadempienti .

3. Aspettare per disporre di mezzi idonei per lo sminamento senza iniziare ad utilizzare proficuamente l’uomo specializzato ed i mezzi modesti ma affidabili di cui disponiamo non fa altro che allungare i tempi, ritardare provvedimenti al momento validi e che in futuro potrebbero non esserlo piu’ .

4. Le professionalita’ per affrontare il problema esistono, i mezzi elementari sono disponili, come e’ dimostrato dai nostri specialisti militari, genieri dell’Esercito italiano, che da tempo operano in BOSNIA ed hanno operato con successo in molte altre aree a rischio .

 
   
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