LA BONIFICA IN ITALIA DOPO LA SECONDA GUERRA MONDIALE

 

 

- Gen. Brig. (is) dott. Fernando TERMENTINI -

mail@fernandotermentini.it - fernando.termentini@poste.it

 

 

Il problema della bonifica del territorio da quanto inquina dopo un periodo bellico (Explosive Remants of the WAR - ERW) è macroscopico e non può essere affrontato in modo sistematico in tempi brevi. Richiede, invece, un impegno costante, personale specializzato e consistenti risorse economiche.

 La situazione di pericolo rappresentata dalla presenza di ERW, infatti, è destinata a trascinarsi nel tempo dopo decenni dalla fine di un conflitto bellico, anche in Paesi dove le risorse economiche, la struttura socio economica ed il progresso nazionale lascerebbero pensare che “l’ordigno bellico non esploso” rappresenta un ricordo del passato piuttosto che una realtà costante.

 Non è così e lo dimostra quanto avviene in Italia dopo più di settanta anni dalla fine del Secondo Conflitto Mondiale, in zone anche abitate e a destinazione agricola ed industriale.

 Non è azzardato affermare infatti che ogni giorno nel nostro Paese il terreno “partorisce” di un ordigno bellico non esploso di diversa natura, dimensioni e pericolosità, dal fondo limaccioso dell’acqua di laghi e fiumi emergono bombe a mano, mine, proiettili vari, bombe di aereo ancora attivi e purtroppo destinati ad uccidere o ferire anche a distanza di tanti anni, qualora siano manipolati in modo avventato.

 Manufatti bellici che devono essere eliminati giorno dopo giorno con l’intervento professionale del personale specializzato dell’Arma del Genio dell’Esercito italiano e con l’opera costante e sistematica di Ditte specializzate nel settore che si avvalgono di operatori civili specializzati e formati dai professionisti militari attraverso lo sviluppo di Corsi Specifici (BCM).

 Per questo motivo la realizzazione di opere d’arte come strade, ponti, aeroporti, infrastrutture industriali in zone del Paese in cui sono stati sviluppati eventi bellici e si abbia solo il sospetto che possano essere presenti a varie profondità ordigni bellici non esplosi devono essere preceduti ed accompagnati da attenti e mirati interventi di bonifica sistematica che portano alla luce quasi sempre ordigni di varia natura, alcuni significativi come le bombe di aereo non esplose di varie dimensioni e pericolosità.

 I numeri dei ritrovamenti sono quasi sempre significativi, grossi numeri che confermano l’esistenza del pericolo e l’esigenza di intervenire a salvaguardia della popolazione e dei lavoratori.

 Tralasciando i dettagli dei singoli interventi, ma a conferma delle dimensioni del problema, si riportano dati recenti acquisiti in occasione di una campagna di bonifica del territorio, una delle poche effettuata in Italia con criteri sistematici e con metodologie analoghe a quelle applicate in ambito internazionale per scopi di bonifica umanitaria nel rispetto di standards ufficiali (International Mine Action Standards – IMAS) regolati da un’Agenzia delle Nazioni Unite UNMAS (UN Mine Action Service).

 Una testimonianza diretta in quanto lo scrivente ha seguito e diretto lo svolgimento delle attività di bonifica che hanno visto l’impegno di personale specializzato di un’Associazione Temporanea di Imprese formata allo scopo dalla Aziende italiane Leader nel settore della bonifica del territorio.

 Nell’aprile del 2004 a seguito di una esplosione di una locale all’interno dello Stabilimento del Munizionamento Terrestre  in Baiano di Spoleto (PG) c’è stata la proiezione di Ordigni o parti di esse all’esterno del comprensorio che ha interessato una vasta circonferenza del territorio circostante densamente abitato e coltivato.

 A seguito dell’evento il Dipartimento della Protezione civile italiana coadiuvato da tecnici del Genio militare, applicando la metodologia internazionale, ha individuato una vasta area inquinata dalla presenza di possibili ordigni pericolosi, circoscrivendola in una superficie racchiusa in un cerchio di 3,1 km di raggio.

 
 

     
 

Milioni di metri quadrati da bonificare che hanno impegnato più di 50 persone per un anno, il cui lavoro ha dimostrato che la bonifica di un territorio non è un episodio destinato ad esaurirsi nel breve periodo.

 Infatti, pur trovandosi in una zona densamente abitata, su terreni agricoli periodicamente arati, su aree destinate all’insediamento industriale ed abitativo, le operazione di bonifica hanno permesso di rilevare ed eliminare ordigni o parti di essi proiettati dall’esplosione dell’edificio militare ma anche ed in grosse quantità da ordigni nascosti nel suolo anche a profondità di solo qualche centimetro risalenti ad eventi della Seconda Guerra Mondiale, non in ultimo due bombe di aereo inglesi sepolte a meno di 50 cm in un’area dove l’agricoltore arava abitualmente da 70 anni alla profondità di 30 – 40 cm ! 

In totale quasi 1000 ordigni o parti di essi, moltissimi dei quali ancora attivi ed intrinsecamente pericolosi come ci si può rendere conto da alcune immagini visionabili da chi fosse interessato.

Un esempio fra tutti che conferma quanto necessario sia l’intervento di bonifica in tutte quelle aree del territorio nazionale in cui l’analisi attenta degli eventi storici risalenti alla Prima e Seconda Guerra Mondiale può portare ad ipotizzare la presenza di ERW.  

Un’analisi svolta applicando le tecniche internazionali della “Survey” per arrivare alla mappatura tematica dell’Italia che fornisca indicazioni utili delle priorità e della possibile consistenza del pericolo qualora si debbano eseguire in particolare opere di scavo destinate alla realizzazione di opere pubbliche, di scavi archeologici, della  messa in opera di linee di distribuzione dell’energia e per il recupero storico ed ambientale di aree del territorio nazionale destinate a “Musei Territoriali”.

 

 
     

Le fotografie dell'intervento  

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