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La Bosnia Herzegovina ha ospitato alla fine
dello scorso secolo una delle più sanguinose pulizie etniche e
guerra civile del novecento. Sarajevo, la Capitale, assediata per
lunghi quattro anni dalle artiglierie serbe, continue battaglie che
hanno visti contrapposti croati, serbi e bosniaci mussulmani e che
hanno lasciate ferite profonde che solo il tempo e l'intelligenza
degli uomini riusciranno a superare.
Un compito non facile reso ancora più
complesso da ciò che la guerra ha lasciato sul suolo e che ancora
rimane celato fra le zolle pronto a creare nuove ferite fra la
gente. Le mine, gli ordigni inesplosi che ancora mietono
quotidianamente feriti e portatori di handicap che difficilmente
potranno dimenticare la guerra.
Oggi è nata una Federazione - la Bosnia
Herzegovina - nella quale convivono in apparente pace serbi, croati
e bosniaci mussulmani, ma è latente la tensione come latente è la
rivendicazione di antiche tradizioni, antichi richiami culturali e
tradizionali che forse troppo affettatamente Dayton ha cancellato.
La Comunità è ancora impegnata in Bosnia, per
cercare di favorire il processo di pace e di convivenza civile nel
rispetto reciproco, spesso però con un approccio settoriale che ad
oggi vede forse favoriti gli bosniaci mussulmani e gli stessi croati
piuttosto che la comunità minoritaria serba.
Poche immagini quelle che seguono, con
l'intento di presentare una splendida città, Sarajevo, ed
incontaminate zone potenzialmente ricche e prosperose.
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Uno stralcio della mappa delle aree
pericolose |
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La Bosnia |
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Le potenzialità agricole del
Paese |
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Le aree ancora minate |
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La potenzialità turistica
invernale |
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BONIFICA ORDIGNI ESPLOSIVI ED ANALISI DEL RISCHIO PER SICUREZZA ANTITERRORISMO
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