CONCETTI DI BONIFICA UMANITARIA

 

LA BONIFICA UMANITARIA NEL MONDO – POSSIBILE ATTIVITA’  DI COOPERAZIONE CIVILE E MILITARE

 

-       Brig. Gen. (ris)   Dott. Fernando TERMENTINI –

mail@fernandotermentini.it - fernando.termentini@poste.it

 

 

 

PREMESSA

In poche cartelle di sintesi non può essere spiegato con completezza un problema complesso come quello della Bonifica Umanitaria. Lo scopo, quindi, è quello di fornire gli elementi essenziali di informazione senza scendere nel dettaglio, ma sufficienti a richiamare la natura del  problema e come viene affrontato. Un cenno, anche all'attuale orientamento internazionale che vede l’impiego di Eserciti Occidentali in operazioni Fuori Area per il mantenimento della Pace, per la prevenzione dei conflitti e per l’attuazione di forme di Capacity Building, integrate da forme di intervento umanitario dei militari a favore delle popolazioni locali. Il tutto ricorrendo ad esempi ricavati dall’esperienza maturata nel settore che aiutino a sintetizzare gli aspetti principali offrendo, nel contempo, una panoramica completa del problema che possa rappresentare l’input per successivi approfondimenti personali o collegiali,  qualora ritenuti utili.

SOMMARIO

Gli argomenti che ci accingiamo ad approfondire riguardano, quindi :

·        Il problema innescato nel mondo dalla presenza di mine ed Ordigni Bellici non Esplosi . (UXOs).

·        Gli attori Internazionali.

·        L’Organizzazione Internazionale nel settore della Mine Action.

·        La Bonifica Umanitaria.

·        La Normativa Internazionale che regola le attività di Mine Action.

·        Una possibile Cooperazione Civile e Militare strutturata in ambito nazionale per le problematiche annesse con le iniziative di Mine Action.

·        La situazione in Afghanistan del periodo post talebano.

 

3. L’INQUINAMENTO DEI TERRITORI NEL MONDO

Le Nazioni Unite e la Campagna Internazionale per la messa a bando delle mine anti persona, denunciano la presenza di 80-100 milioni di mine ancora posizionate nel mondo.

Personalmente considero questo numero ridondante considerando che la quantità è ricavata da quanto desunto dalla ampiezza delle aree afflitte ricavata dai risultati di survey che sono stati sviluppati nel tempo. Infatti, in occasione di qualsiasi approccio ricognitivo, prima di scendere nel particolare del problema, vengono redatti rapporti con stime più ampie rispetto a quanto poi è possibile accertare qualora si proceda all’esatta individuazione dell’area pericolosa con attività operative di “Area Reduction”.

 La numerosità dichiarata è, invece, sottostimata se si considerano oltre alle mine anche gli Ordigni Bellici non Esplosi (UXOs) che rimangono  sul terreno durante gli eventi bellici e che si vanno a sommare alle mine. Centinaia di migliaia di UXOs che, peraltro, rappresentano per le popolazioni residenti con scarso reddito e possibilità lavorative, un interesse particolare per il recupero dagli UXOs delle parti “preziose”, come i materiali nobili (rame, alluminio, tugsteno, ecc.) e lo stesso esplosivo. A tale riguardo, in Angola ho trovato appezzamenti di terreno agricolo recintati con una palificazione realizzata con proiettili da 122 spolettati ed in Afghansitan ho dovuto recuperare i cadaveri di afgani che stavano recuperando l’esplosivo da UXOs per reimpiegarlo in lavori civili stradali.

 Concludendo, quindi, le stime ufficiali di 80-100 milioni di mine sono abbondantemente inferiori in termini di oggetti in grado di arrecare danni fisici alla popolazione locale ed a vincolare qualsiasi attività di sviluppo, se alle mine si sommano gli UXOs. Da ciò si può evincere la gravità della situazione in Paesi a basso reddito come lo sono quasi tutti quelli afflitti dal problema in argomento. 

GLI ATTORI INTERNAZIONALI

La Mine Action internazionale ha avuto una sensibile accelerazione dopo il Trattato di OTTAWA  sulla messa a bando delle mine anti persona. Ad Ottawa infatti gli Stati si sono impegnati a non costruire più mine anti persona, a commercializzarle ed usarle.

Il Trattato è un qualcosa di universale in quanto sottoscritto da più di 150 Paese di cui ad oggi 130 lo hanno ratificato e quindi fatto proprio.

Mancano ancora alla sottoscrizione Nazioni importanti come gli USA, la Russia, la Cina e l’Egitto ma di fatto la volontà internazionale è stata espressa in modo ben definito.

In questo contesto l’Italia è all’avanguardia in quanto unica ad avere prodotto prima di Ottawa una Legge nazionale per la messa a bando delle mine anti persona, di aver ormai completato la distruzione degli stocks e di aver emesso una Legge nazionale sul finanziamento delle attività di Mine Action Internazionale. Purtroppo in questo contesto la visibilità italiana è ancora offuscata da limitazioni di procedure nazionali che vincolano l’assegnazione di fondi e che non prevedono la presenza italiana negli organismi internazionali di Mine Action. Per questo ed altre motivi ho ipotizzato una forma di COCIM accompagnato da modesti aggiornamenti della normativa nazionale per superare questi ostacoli e che tratterò nel proseguo del documento.

Le iniziative internazionali vedono protagonista l’Italia anche in aspetti di natura concettuale e politica come il monitoraggio del rispetto e delle attività che rendano coerenti le prescrizioni del Trattato di Ottawa. Infatti la Campagna Italiana per la messa a bando delle mine antipersona, parte attiva di quella internazionale, redige ogni anno il Land Mine Monitor che riporta gli aggiornamenti della minaccia specifica e relaziona quanto è stato fatto nell’anno nel campo della Mine Action internazionale.

 Ciò premesso, cerchiamo di individuare come, sul piano operativo, viene gestita la Mine Action Internazionale.

Tutto fa riferimento ad UN con vari organismi / Agenzie, con attribuzioni specifiche, che hanno un ruolo principale nella Mine Action o che per mandato istituzionale trattano materia strettamente collegata. I

 In sintesi:

4.1.   Mine Action Service di UN (UNMAS) : organo di vertice con compiti di coordinamento, definizione degli standards internazionali, raccolta e management delle informazioni con un Data Base specifico chiamato Information Management System on Mine Action (IMSMA);

4.2.   Departement For Disarmament Affairs (DDA) : collabora con UNMAS come supporto “politico£ del segretario Generale delle Nazioni Unite;

4.3.   UN Development Programme (UNDP) : che tratta tutti i problemi di Cooperazione Internazionale nelle Nazioni Ospiti e che per quanto attiene alla Mine Action fornisce supporto ad UNMAS per individuare l’impatto socio economico e per i vincoli delle aree affette dal problema delle mine e degli UXOs e gestisce lo sviluppo di progetti finalizzati di Mine Action;

4.4.   UN For Project and Service (UNOPS) : coordina le esigenze e gestisce le risorse per la Mine Action  in stretto collegamento con UNMAS;

4.5.   Office for the Coordinazion of Humanitarian Affairs (OCHA) : che operando sul campo raccoglie informazioni sulle aree affette ed individua le priorità gestendo anche risorse in loco;

4.6.   UN High Commissioner for Refugees (UNHCR) : che non si occupa direttamente di Mine Action, ma che per il mandato istituzionale rappresenta un punto di riferimento per coniugare le possibili priorità;

4.7.   UN Childrens Found (UNICEF) : alla stessa stregua di UNHCR non si occupa direttamente di MIne Action ma rappresenta fonte essenziale per i necessari imput sui possibili interventi di Mine Action e relative priorità. UNHCR ricopre un ruoloo proprio nella Mine Action per quanto attiene il “Mine Risk Education” branca che segue, finanzia e regola direttamente.

4.8.   Word Food Programme (WFP) : anche questa Agenzia non si occupa di Mine Action dal punto di vista gestionale ma per il mandato che deve assolvere ricopre in un quadro generale di possibile supporto ad UNMAS lo stesso ruolo di UNHCR e di UNICHE.

4.9.   Food and Agricolture Organization (FAO) ha un ruolo parallelo in particolare per quanto attiene le possibili aree affette dall’inquinamento di mine ed UXOs e che dovrebbero essere “pulite” perchè destinate a programmi di sviluppo agro – alimentare;

4.10.  World Heal Organization (WHO) : come la FAO per i programmi di ricostruzione, riabilitazione e sviluppo

4.11.  World Bank : per quanto attiene ai programmi di finanziamento;

4.12.  GIGHD : Centro operante a Ginevra di supporto ad UNMAS per la gestione del problema dei Paesi affetti e per la strutturazione del Data Base sulla situazione nei Paesi minati;

4.13.  James Madison University : che sviluppa studi in proprio o su mandato di UNMAS di problematiche attinenti al problema della bonifica umanitaria;

4.14.  Survey Action Centre (SAC) : organismo abbastanza giovane nel settore della Mine Action che gestisce lo sviluppo di un nuove tipo di Survey, il Social Impact Survey di cui tratterò successivamente .

Insieme a questi organismi UN, infine,  si inserisce nel mondo della Mine Action internazionale la Comunità Europea che rappresenta uno dei più grossi donatori. La Comunità Europea non ha però un ruolo sul piano operativo.

Parallelamente agli Organismi istituzionali, gli attori principali che poi di fatto rappresentano il mondo operativo della Mine Action, troviamo diversi Organismi Non Governativi ed anche qualche Ditta Commerciale che si occupa di bonifica Umanitaria.

Per ricordarne alcuni dei principali, abbiamo :

·        Norvegian People Aid (NPA) : norvegese, impegnata nel settore degli aiuti umanitari in generale con una grossa componente specialistica di bonifica Umanitaria . forse, in senso assoluto, è una delle più grosse ONG del mondo che operano nel settore;

·        Handicap International : francese che con la sua componente belga si occupa di Mine Action e segue in molti Paesi attività di Mine Risk Education;

·        Mine Advisor Group (MAG) : tedesca, molto presente nei Paesi Africani;

·        Halo Trust (HT) : inglese, altra grossa Organizzazione seconda solo ad NPA che usufruisce di cospicui finanziamenti governativi;

·        DTC : danese, impegnata molto in Africa ed in Afghanistan;

·        Afgan Technical Consultant (ATC): ONG afgana di grosse dimensioni (più di mille operatori) la prima ad essere fondata a seguito dell’Operation Salam del 1989 in Afghanistan;

·        Canadian International Demining Centre (CIDC) : che si occupa principalmente di nuove tecnologie e di attività formativa;

·        Mine Action Unit di Intersos (MAU) : unica ONG italiana  che sviluppa programmi operativi di Mine Action.

 Vediamo, ora, di cosa si occupa nel particolare  UNMAS.  UNMAS gestisce la Mine Action internazionale per gli aspetti politi e tecnici, facendo riferimento ad UNDP,  per la parte gestionale ed economica ed alle ONG o Ditte Commerciali per la parte operativa.

Per la gestione della parte operativa nelle aree di contingenza  UNMAS si avvale dei Mine Action Centre (MAC), veri e propri “comandi periferici” nella struttura organica e nelle attribuzioni..

I MAC hanno la responsabilità di:

·        Controllo,

·        Coordinamento,

·        gestione,

·        monitoraggio,

delle attività operative che vengono svolte nei vari Paesi e della raccolta e gestione delle informazioni attraverso l’Information Management System for Mine Action (IMSMA) che, come poi vedremo rappresenta il sistema fondamentale per la gestione del Data Base di UNMAS.

I MAC possono esser prettamente UN o Nazionali a seconda del grado di cultura locale nel settore della Mine Action. Generalmente all’atto dell’apertura delle attività di bonifica in un Paese il MAC è UN che mano a mano va a delegare e poi assegnare attribuzioni specifiche a costituendi MAC nazionali, come, ad esempio, avvenuto in Bosnia.

I principali compiti del MAC sono :

·        emana direttive sugli standards da applicare ;

·        valuta la potenzialità delle ONG e/o Ditte commerciali che si propongono per lo sminamento nell’area;

·        accredita e quindi abilita le ONG e/o Ditte Commerciali ad operare nel Paese;

·        gestisce il Data Base locale;

·        assegna i Tasks di bonifica ;

 ·        sviluppa assiduo e capillare management sulle attività di bonifica con controlli di Qualità ripetitivi sui cantieri (almeno uno ogni due giorni), sui materiali e sul personale utilizzato, sulle certificazioni finali di bonifica;

·        gestisce le risorse finanziarie in loco.

LA BONIFICA UMANITARIA

Bonificare significa pulire, ossia togliere tutto ciò che inquina il terreno e lo rende pericoloso per la popolazione residente.. La bonifica si divide generalmente in bonifica operativa e quella umanitaria.

La bonifica operativa, che tutti voi conoscete, è quella che viene attuata in occasione di interventi militari. Tende a raggiungere risultati del 70 – 80 %, dove il restante 30-20 % rappresenta un rischio residuo accettabile in operazioni militari in quanto molto inferiore a quello rappresentato dal pericolo di essere colpiti da un proiettile vacante durante un conflitto a fuoco.

La bonifica umanitaria, invece, secondo lo standard internazionale ha lo scopo di raggiungere risultati del 99,6 %, dove il residuo 4% rappresenta “il rischio casuale”.  Essa è finalizzata per la bonifica di case e territori e, con atti paralleli, a sensibilizzare la popolazione residente a convivere con la presenza di mine ed UXOs senza incorrere in incidenti.

 Normalmente un’unità impegnata operativamente in attività di bonifica umanitaria si articola in varie pedine, quali :

·        un Project Manager (PM) responsabile delle operazioni;

·        una struttura logistico / amministrativa;

·        una componente tecnica diretta da supervisori espatriati (TS) che comprende :

Ø      uno o più Teams di BAC / EOD;

Ø      uno o più Teams di sminamento;

Ø      uno o più Teams di Survey:

Ø      uno o più Teams di Mine Risk Education (MRE);

·        una componente sanitaria.

La struttura operativa si occupa nella generalità dei casi  di :

·        bonifica delle case : intervento tipico della fase di emergenza, immediatamente dopo la fine del conflitto e che ha lo scopo di rendere sicure ed agibili le case destinate al rientro dei possibili profughi;

·        bonifica di mine : per eliminare il problema specifico

·        bonifica di UXOs : per l’eliminazione degli UXOs e per rispondere a chiamate della popolazione;

·        BAC : particolare attività per la bonifica delle Cluster Bombs ed anche degli UXOs che ha una connotazione di sistematicità adeguata alla specificità degli oggetti da bonificare.

 L’obiettivo che una struttura del genere tende a conseguire è quello del controllo del territorio poter quanto attiene al problema specifico .

Un progetto di bonifica umanitaria, per essere completo, deve comprendere tutti gli atti che caratterizzano un intervento esaustivo di Mine Action , quali :

a.       Formazione  : attività peculiare come Capacity Building locale. E’ finalizzata alla preparazione di Supervisori Tecnici, Team Leader, specialisti EOD, sminatori, topografi e paramedici.

b.      Survey : vere e proprie ricognizioni tecniche finalizzate ad individuare il pericolo, le aere pericolose, elementi essenziali per determinare le priorità degli interventi. Si divide in Survey di 1° e 2° livello come meglio spiegato nel proseguo della trattazione .

c.       Mine Risk Education : ossia sensibilizzazione (mine Awarennes) della popolazione a convivere senza incidenti con la presenza di mine e di UXOs.

d.      Attività di bonifica sistematica : finalizzata all’eliminazione delle mine con interventi a tappeto.

e.       BAC : procedura sistematica per la bonifica di Cluster Bombs in particolare e degli UXOs in generale.

 Analizziamo ora, seppure sempre in estrema sintesi, i singoli atti di un intervento di bonifica umanitaria completo .

 5.1.      LA SURVEY

La Survey in generale consente il completo minitoraggio del territorio e prevede :

·        Survey Tecnica di 1° livello;

·        Survey Tecnica di 2° livello;

·        Social Impact Survey con scopi socio statistici per l’analisi del rischio in un Paese e per individuare le priorità sociali.

5.1.1.      Survey di 1° livello : viene sviluppata principalmente con interviste alla popolazione locale a seguito del rilevamento o della notizia di un incidente per esplosione che ha coinvolto persone o cose o per informazioni pervenute da altre fonti..  Ha lo scopo sul terreno la presenza di aree pericolose, di segnalarle possibilmente nel perimetro. La valutazione in prima approssimazione è sempre ridondante per quanto attiene la delimitazione della zona inquinata.

L’attività di intervista è accompagnata da ricognizioni sul terreno, rilevamenti topografici e si conclude con la compilazione di rapporti su formati standardizzati IMSMA nei quali sono riportate nel dettaglio, fra l’altro :

5.1.1.1.      dati topografici;

5.1.1.2.      nominativi delle persone intervistate e dell’Autorità locale;

5.1.1.3.      descrizione degli eventuali incidenti e danni prodotti dagli stessi;

5.1.1.4.      esigenze socio economiche dell’area.

L’attività viene normalmente conclusa con un’azione di MRE a favore della popolazione residente.

5.1.2.      Survey di 2° livello : segue generalmente quella di 2° livello e scende più nel dettaglio. E’ infatti finalizzata ad individuare l’esatta collocazione dell’area data per pericolosa e la siua corretta delimitazione. Si procede quindi in “attacchi di bonifica” che portano alla fine ad una vera e propria “Area Reduction” della zona. Viene quindi svolta applicando le normali e standardizzate tecniche di bonifica manuale. Alla fine è prevista la compilazione di appositi rapporti sempre su formato standard IMSMA.

5.1.3.      Rapporti di Survey : fanno parte integrante di ogni attività di bonifica e rappresentano nello stesso tempo l’input e l’outpout delle attività. I rapporti vengono ufficializzati al MAC che a suo volta li inserisce nel Data Base IMSMA e li utilizza per redigere la documentazione operativa detta “task dossier” che costituirà il punto di riferimento essenziale ed il documento ufficiale su cui articolare i successivi interventi operativi sistematici.

5.1.4.      Social Impact Survey : è un nuovo approccio al problema finalizzato al monitoraggio completo del territorio con criteri socio – statistici e mirato ad individuare “l’impatto sociale” determinato dalla presenza di aree pericolose. E’ un ottimo sistema di indagine che integrato alle Survey tecniche offre elementi di valutazione seri e sostanziali per individuare le priorità di intervento ed allocare le disponibilità finanziarie.

L’Impact Survey viene sviluppata con Teams di intervistatori che villaggio dopo villaggio attuano interviste locali seguendo un questionario standardizzato le cui risposte una volte introdotte nel Data Base IMSMA vanno ad integrarsi agli altri dati e forniscono in tempo reale una valutazione statistico – ponderale del problema. La trattazione informatica dei dati è integrata e collegata ad un Geographic System (GIS) che consente di realizzare carte tematiche alle varie scale.

5.2.   Mine Risk Educazion

La Mine Risk Education è un’attività di sensibilizzazione portata sul territorio in stretta aderenza agli interventi di Survey e di bonifica o con programmi a parte finalizzati alla sensibilizzazione di particolari categorie a rischio (bambini, donne, oprai che lavorano nei vari settori, ecc.).

La MRE viene sviluppata applicando standards internazionali ricavati dalle linee guida di UNICEF e da UNMAS attraverso i MAC locali. I programmi vengono attuati da Organizzazioni Non Governative con il coinvolgimento diretto di personale e delle Istituzioni locali .

Ha lo scopo di informare e sensibilizzare la popolazione sul pericolo determinato dalla presenza di mine ed UXOs e metterla in condizioni di convivere con lo stesso senza incappare in incidenti. Tutti i progetti di MRE tendono a realizzare, organizzare e coordinare network locali (Scuole, Maestranze, ecc) destinate poi a seguire nel tempo il problema specifico ed a sviluppare tutte le iniziative necessarie.

Per raggiungere gli scopi si applicano tecniche varie come ad esempio quella del “Child to Child” per la sensibilizzazione dei giovani, in cui il ragazzo diventa protagonista attivo della campagna. Si ricorre anche alla diffusione “a pioggia” di poster e depliant “.

5.3.   Attività operative di bonifica

Le attività operative di bonifica rappresentano l’atto conclusivo di qualsiasi programma di bonifica umanitaria. Esse comprendono e coniugano :

5.3.1.      lo sminamento sistematico ;

5.3.2.      interventi EOD che possono accompagnare le Survey od essere sviluppati come atto a se stante ;

5.3.3.      attività di BAC per l’eliminazione di Cluster Bombs o UXOs disseminati in gran numero sul suolo.

Tutto deve essere svolto nel rispetto più assoluto degli standards internazionali.

 

LE PROCEDURE OPERATIVE STANDARDIZZATE

Le Procedure Operative Standardizzate (SOP) costituiscono il “vamgelo” per tutte le Organizzazioni, Non Governative e/o Commerciali, impegnate nell’attività di bonifica umanitaria.

Derivano da quelle generali emanate ed approvate da UNMAS e rappresentano una nota di linguaggio comune per tutti gli operatori impegnati sul campo.

 

I SOP sono un documento complesso nel quale sono dettagliati gli atti fondamentali che regolano l’intervento di bonifica umanitaria, quali :

6.1.   Organizzazione della struttura di Mine Action ;

6.2.   Job Description dei responsabili dello staff della struttura operativa;

6.3.   le procedure che vengono applicate nelle singole attività;

6.4.   le attività di bonifica che si intende affrontare e come si pensa di farlo;

6.5.   le procedure applicate per :

6.5.1.      bonifica degli edifici;

6.5.2.      il settore antisabotaggio ed EOD

6.5.3.      impiego degli esplosivi

6.5.4.      i collegamenti radio

6.6.   organizzazione del cantiere

6.7.   materiali e mezzi impiegati

6.8.   struttura ed organizzazione della struttura sanitaria di supporto.

 

Come accennato i SOPs delle Organizzazioni che intendono operare derivano da quelli generali di UN. I documenti, una volta approvati, diventano il riferimento di tutta l’attività sviluppata sul campo ed il controllo di management del MAC fa riferimento specifico ad essi.

Il contenuto dei SOPs è sviluppato nel particolare e tratta fino ai minimi dettagli come ad esempio :

·        l’organizzazione dell’Area tecnico – amministrativa del Cantiere;

·        le dimensioni, il colore e la sistemazione dei picchetti nel cantiere;

·        la segnaletica adottata per il marking,

particolari che sembrano esasperate ma che invece sono essenziali per garantire che chiunque possa operare su un cantiere anche se lo ha ricevuto in eredità da altri operatori.

 

Infine, i SOP rappresentano anche il documento essenziale perchè l’Organizzazione Non Governativa o la Ditta Commerciale sia autorizzata ad operare sul campo. Infatti, il documento una volta redatto dagli interessati arriva al MAC ed una volta approvato producecda parte dell’organismo delle Nazioni Unite un atto di accreditamento che rappresenta per l’Organizzazione la licenza a poter operare nel Paese in tutti i settori delle attività di Mine Action prima elencati.

 

7.      LA COOPERAZIONE CIVILE E MILITARE (COCIM) NELLA BONIFICA UMANITARIA

L’approccio ad un possibile COCIM nella bonifica umanitaria non è semplice se non altro perchè implicherebbe il coinvolgimento di organizzazioni istituzionali, Non Governative e private come le Ditte di bonifica.

Sono, però, del parere che sia materia da approfondire se si vuole esaltare il ruolo dell’Italia nella Mine Action internazionale al momento limitato ad una mera elargizione di fondi non controllati, al pari di altre Nazioni che si impegnano nel settore.

La Bonifica Umanitaria, infatti affronta problemi di origine specifica militare ed impone che gli operatori siano in possesso di una peculiare pregressa esperienza e professionalità sulla minaccia da affrontare. Trattandosi, inoltre, di un approccio umanitario al problema impone, anche, conoscenze nel settore specifico ed in quello della Cooperazione Internazionale.

Ne consegue che ci troviamo di fronte ad un problema connotato da diverse sfaccettature, tutte abbastanza complesse, in quanto la necessaria pregressa conoscenza tecnica non può essere inventata come non può essere improvvisata quella nel settore della Cooperazione Internazionale. Inoltre, in occasione degli interventi sul campo, gli operatori militari e civili sono destinati ad incontrarsi, spesso a cooperare per individuare esattamente una particolare forma di minaccia e conseguente intervento da concretare.

Tenuto conto di ciò non si può che affermare l’opportunità di prevedere un’appropriata forma di COCIM per arrivare a risultati concreti che abbiano lo scopo di soddisfare le aspettative dei destinatari dell’intervento ed offrire una giusta visibilità nazionale.

Per arrivare ad ottenere tutto ciò è necessario superare come prima cosa quella diffidenza reciproca che ha sempre caratterizzato una divisione sostanziale fra il mondo civile e quello militare, diffidenza che può essere eliminata solo se si procede nel tempo ad una conoscenza reciproca e stima reciproca delle diverse professionalità.

Un possibile COCIM, pensato fin prima dell’emergenza, potrebbe favorire questo sviluppo che io definisco di crescita , un COCIM articolato che preveda momenti formativi comuni, collaborazione ed interazione fra i vari attori, e travaso di professionalità.

Per arrivare a questo occorrerebbe attuare in ambito nazionale ciò che ormai avviene in altre Nazioni come la Svezia, il Canadà, la Norvegia ed in parte la Francia. Costituire un Centro di Formazione e Coordinamento che abbia fra i possibili compiti :

·        la formazione degli operatori;

·        la raccolta e gestione dei dati interfacciandosi in tempo reale con il Data Base di UNMAS;

·        di formazione in ambito Mine Risk Education a favore di operatori italiani istituzionali e non, destinati a prestare opera di volontariato in territori a rischio (CRI, Volontari in generale, giornalisti, funzionari dei vari Ministeri, ecc.)

·        formazione di operatori specializzati della protezione civile che potrebbero essere chiamati ad operare sul territorio nazionale nel quadro di interventi di Difesa Civile  a seguito di interventi bellici, momenti in cui sicuramente gli specialisti delle Forze Armate sarebbero impegnati in ben altri compiti;

·        cooperazione nella ricerca scientifica nel settore specifico;

·        gestione delle comunicazioni con UNMAS e la Comunità Europea;

·        valutazione dei progetti che dovrebbero essere finanziati dall’Italia.

 Il Centro dovrebbe essere basato su una struttura snella che opererebbe sotto l’egida della Presidenza del Consiglio e sotto lo stretto Coordinamento del Ministero degli affari Esteri, con pedine da “riempire a ragion veduta” per soddisfare le esigenze di volta in volta.

 La cellula della formazione dovrebbe prevedere l’inserimento di insegnanti militari e civili, ciascuno per gli aspetti di propria competenza, ed una componente specifica di Ricerca e Sviluppo e normativa.

In questo ambito si dovrebbero prevedere corsi per la preparazione specifica di :

·        militaru destinati ad operare nelle operazioni di Peace Keeping;

·        operatori civili destinati agli interventi di Peace Keeping;

·        personale della Protezione Civile;

·        MRE a favore di di è destinato a qualsiasi titolo ad operare fuori area.

In questo quadro dovrebbe essere poi prevista una forma di “distacco in prestito temporaneo” di personale in funzione pubblica ed in particolare di militari che avessero intenzioni di maturare esperienza sul campo. Soluzione già perseguita da tempo in moltissime Organizzazioni Non Governative europee e non .  

Un organismo di vigilanza e Coordinamento del Centro potrebbe essere individuato nel già esistente Comitato di Coordinamento per la bonifica umanitaria già esistente ed operativo presso il Ministero affari Esteri con funzioni, per ora, soltanto consultive. Il Comitato, sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dovrebbe essere interfacciato al Ministero degli Affari Esteri ed indirizzare le attività del Centro di Formazione e Coordinamento.  

Il Centro di Formazione dovrebbe infine svolgere azione di coordinamento e collegamento fra i vari Dicasteri interessati nonchè costituire una Banca Dati di conoscenza ed esperienza nel settore della Mine Action.

 In sintesi, schematizzando il ruolo specifico del Centro, si può pensare che esso durante le fasi operative :

·        debba coordinarsi direttamente con il campo e nello stesso tempo con UNMAS;

·        aggiornare e gestire il Data Base della Mine Action in stretto e diretto collegamento con UNMAS per fornire al Ministero Affari Esteri i necessari spunti per la scelta delle priorità di destinazione dei fondi;

·        rispondere delle proprie attività ad un Comitato di Coordinamento che sarebbe collegato direttamente con il Ministero degli affari Esteri e da questo ricevere gli input necessari e garantire una corretta gestione dei fondi italiani.

 

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