SCHEDA PAESE SULL’IRAQ

( Dati riferiti a prima dell’ultimo conflitto del 19 marzo 2003)

 

- Elaborata da Fernando TERMENTINI da documentazione ufficiale - 

 

1.      GENERALITA’

L’IRAQ è una repubblica del Medio Oriente, delimitata a nord dalla Turchia, a est dall'Iran, a sud dall'Arabia Saudita, dal Kuwait e dal golfo Persico e a ovest dalla Giordania e dalla Siria. La sua superficie è di 435.052 km2 .

L'Iraq è diviso in 15 governatorati e tre regioni autonome curde (il cosiddetto Kurdistan).

Baghdad (4.648.609 abitanti nel 1989) è la capitale e la città maggiore; tra gli altri centri di rilievo si annoverano Bassora (Al Basrah), il più importante porto marittimo, e Mosul (Al Mawsil), centro dell'industria tessile.

 

2.      STORIA

Il territorio dell'Iraq moderno coincide con quello dell'antica Mesopotamia, sede di antichissime civiltà come quelle dei sumeri, di Babilonia e dell'Assiria. Nel 539 a.C. Ciro il Grande di Persia ottenne il controllo della regione, che rimase sotto il governo persiano sino alla conquista da parte di Alessandro Magno, nel 331 a.C. Dopo la morte di questi, avvenuta nel 323, il territorio passò nelle mani della dinastia greca dei Seleucidi che regnò per circa duecento anni dalla capitale Seleucia, importandovi la cultura ellenistica. Divenuta all'inizio del I secolo a.C. una delle province più ricche dell'impero dei parti (che spostarono la capitale a Ctesifonte) passò, intorno al 225 d.C., sotto il dominio dei Sasanidi, che mantennero la capitale e ne fecero un centro di diffusione della religione ufficiale imperiale, lo zoroastrismo (anche se la maggior parte della popolazione professava il cristianesimo nestoriano o monofisismo).

2.1.   La conquista araba e il califfato degli Abbasidi

La guerra con l'impero bizantino indebolì i Sasanidi, lasciandoli esposti agli attacchi degli arabi che, iniziati nel 634, culminarono nel 637 con il saccheggio di Ctesifonte e con la relativa conquista, nel giro di un anno, dell'intera regione. I regnanti arabi presidiarono militarmente Bassora e Kufa, ma alla popolazione cristiana venne consentito di mantenere la propria religione. L'Iraq divenne una provincia del califfato e la sua guida fu affidata ad Alì, genero di Maometto e suo successore legittimo, capo supremo (imam) dello sciismo. Alla sua morte, avvenuta nel 661, il paese venne quindi subordinato agli Omayyadi, califfi di Siria. Husain, figlio di Alì, giunse in Iraq nel 680 sperando di raccogliere appoggio contro questi ultimi, ma fu ucciso a Karbala. Tre anni più tardi il califfo Yazid I morì lasciando la regione senza governo: una prima rivolta della popolazione, scatenatasi nel 701, fu sedata solamente grazie all'intervento dell'esercito siriano.

Nel 747, lo scoppio di una nuova rivolta consentì agli Abbasidi di rovesciare gli Omayyadi e di proclamare nel 750 il loro primo califfato di cui Baghdad, fondata nel 762, divenne capitale e prospero centro. La contestata successione al califfo Harun ar-Rashid, che alla sua morte nell'809 aveva nominato erede il secondogenito al-Mamun, fu all'origine di una devastante guerra civile durante la quale Baghdad venne saccheggiata. Pur uscito vincitore dal conflitto, lo stesso al-Mamun non fu mai in grado di esercitare il proprio potere lontano dalla capitale, ove fece ritorno nell'819; egli si avvalse dell'aiuto di mercenari turchi per sopperire alla carenza delle proprie forze armate e, pagandoli tramite la concessione di vasti appezzamenti di terreno, fece di questi ultimi una potentissima classe di proprietari terrieri, provocando per questo il malcontento popolare. Il successore al-Mutasim nell'836 trasferì la capitale a Samarra, a nord di Baghdad, e il suo assassinio nell'861 fu all'origine di una guerra che per cinque anni oppose le due città. L'unità del paese venne ricostituita nell'870 e la capitale venne trasferita nuovamente a Baghdad nell'892, ma il conflitto, oltre a diverse rivolte nell'Iraq meridionale e alla secessione della maggior parte dei domini situati al di fuori dei confini del califfato, indebolirono in maniera irreversibile gli Abbasidi. Il califfo al-Muqtadir, che regnò tra il 908 e il 932, era già ridotto a semplice strumento dei propri generali e nel 935 la deposizione del suo successore, ar-Radi, ufficializzò l'affermarsi nella regione dell'aristocrazia militare ed economica turca.

2.2.   L'avvento dei Selgiuchidi

All'inizio dell'XI secolo Baghdad attraversò un periodo di profonda decadenza.

Nel 1055 Togrul Beg, capo della tribù turca sunnita dei Selgiuchidi, assunse il controllo dell'Iraq centrale, ricostituendo lentamente un regno e un'amministrazione unitari e venendo onorato della carica di sultano. In seguito Iran, Siria, Anatolia e Palestina caddero sotto il dominio dei Selgiuchidi che fondarono una seconda capitale a Esfahan, affiancandola a Baghdad, dove, nel 1135, gli eredi dell'antico califfato abbaside insorsero contro i sultani turchi, riottenendo la propria autonomia che durò sino all'arrivo dei mongoli, i quali conquistarono e rasero al suolo la città (1258), uccidendo l'ultimo califfo abbaside e incorporando l'Iraq nell'impero mongolo.

2.3.   Dominio mongolo e turco

Sotto il dominio mongolo l'Iraq fu diviso in province soggette all'autorità dei khanati con sede nell'Azerbaigian e Baghdad conobbe un inarrestabile declino, culminato nei due saccheggi (1393 e 1401) cui fu sottoposta da Tamerlano, il quale assunse il controllo dell'intera regione. Terreno di scontro per oltre un secolo tra signori locali e tribù mongole provenienti dall'Anatolia, nel 1508 l'Iraq divenne una provincia dei domini della dinastia iraniana dei Safavidi, per essere poi incorporata, nel 1534, nell'impero ottomano dal sultano Solimano il Magnifico.

L'amministrazione ottomana riportò la pace e una ripresa dell'economia, ma già agli inizi del XVII secolo l'autorità centrale aveva ceduto terreno al potere della nobiltà terriera locale. Il sultano Murad IV nel 1638 ristabilì la sovranità ottomana, sebbene la regione restasse soggetta a continue rivolte e a ripetuti tentativi di riconquista da parte dei Safavidi iraniani. Agli inizi del XVIII secolo, i mamelucchi, inviati dal sultano per salvaguardare l'autorità ottomana nella zona, diedero quindi vita a una dinastia di governatori locali che si protrasse fino al 1831, quando il sultano Ali Reza Pasha riportò la provincia sotto la diretta amministrazione turca.

2.4.   Supremazia turca

La popolazione locale ebbe modo di percepire immediatamente il cambiamento di regime, che coincise con un drastico aumento della pressione fiscale; su questo sfondo cominciarono a radicarsi sentimenti nazionalisti che opposero la popolazione araba ai governanti turchi, impegnati in una profonda opera di modernizzazione delle strutture del paese e nella ricostruzione della città di Baghdad.

Nell'ultima parte del XIX secolo Gran Bretagna e Germania divennero rivali per l'acquisizione dell'egemonia commerciale nell'area mesopotamica; i britannici si interessarono soprattutto agli scambi e alle comunicazioni navali, mentre i tedeschi concentrarono i propri sforzi sul progetto di costruzione di una rete ferroviaria che collegasse Berlino a Baghdad, giungendo fino al golfo Persico.

Dopo che la Turchia si schierò a fianco delle forze tedesche nella prima guerra mondiale, truppe militari inglesi invasero la Mesopotamia del sud nel novembre del 1914, raggiungendo Baghdad nel marzo del 1917 e arrivando a controllare l'intero territorio nel 1918.

 

2.5.   Mandato inglese

Durante la guerra il governo inglese promise il proprio sostegno alle popolazioni arabe che si fossero ribellate al dominio ottomano, prospettando loro la possibilità di costituirsi in seguito in nazioni indipendenti. La rivolta, scoppiata nel giugno del 1916 sotto la guida dello sceicco Faisal al-Husein (il futuro Faisal I, primo re dell'Iraq) e la direzione tattica del colonnello inglese Thomas Edward Lawrence, ottenne notevoli successi; nel 1918 l'armistizio siglato tra Turchia, Inghilterra e Francia confermò la volontà dei paesi occidentali di favorire la nascita di nazioni arabe indipendenti nelle aree sotto il dominio ottomano e di conseguenza l'amministrazione dell'Iraq fu assegnata agli inglesi.

Nel luglio del 1920 scoppiò un'insurrezione armata contro la Gran Bretagna che portò il governo di Londra alla creazione di un regno, con un governo arabo posto sotto la supervisione di un alto commissario inglese. Nel 1921 Faisal venne nominato re.

 

2.6.   Istituzione della monarchia

Sin dall'inizio l'integrità del nuovo regno fu minacciata dalle mire espansionistiche dell'Arabia e della Turchia, e dalle rivendicazioni indipendentiste della popolazione curda. Per questo le autorità inglesi, oltre a mantenere nella regione un forte contingente militare, stipularono, nel 1922, un trattato di alleanza e protezione con l'Iraq, ratificato nella primavera del 1924 da un'Assemblea costituente che conferì inoltre al paese un nuovo assetto istituzionale; si stabilì che il potere fosse esercitato da una monarchia ereditaria e da un governo rappresentativo, e, l'anno seguente, si tennero quindi le prime elezioni per la formazione del Parlamento nazionale.

Nel 1932, scaduto il mandato inglese, l'Iraq entrò a far parte della Società delle Nazioni come stato sovrano; Faisal I morì l'anno successivo, lasciando il trono a suo figlio Ghazi I. Questi, che a partire dal 1936 aveva promosso una strategia politica ispirata ai principi del panarabismo, stringendo un trattato di alleanza e collaborazione con il sovrano dell'Arabia Saudita, morì, nell'aprile 1939, lasciando il regno nelle mani del giovanissimo figlio Faisal II.


 

2.7.   La seconda guerra mondiale

In base al trattato d'alleanza con la Gran Bretagna, allo scoppio della seconda guerra mondiale l'Iraq ruppe le relazioni diplomatiche con la Germania. Nel 1940 il potere venne però assunto con un colpo di stato da un leader nazionalista, Rashid Ali al-Gailani; questi avviò in un primo tempo una politica di non cooperazione con l'Inghilterra, quindi si pose alla guida di un regime filotedesco appoggiato dai militari. Immediatamente le autorità di Londra inviarono truppe nella regione e, dopo un breve conflitto, se ne assicurarono il controllo nel maggio del 1941, rimettendo alla guida del paese il leader moderato as-Said.

Il 17 gennaio 1943 l'Iraq fu il primo stato musulmano a dichiarare guerra all'Asse; alla base dell'aiuto prestato agli alleati vi era l'intenzione di potere in seguito costituire una federazione unitaria di tutti gli stati arabi.

 

2.8.   Guerra con Israele

Dopo la fine della guerra, le regioni nordorientali del paese furono interessate da una serie di rivolte delle minoranze curde locali, che si sospettava ricevessero sostegno dall'URSS. Temendo per la sicurezza dei giacimenti di petrolio, gli inglesi intensificarono la propria presenza militare in Iraq. Da parte sua, nel 1947, as-Said rilanciò la prospettiva di costituzione di un grande stato arabo unitario, avviando con il sovrano di Transgiordania colloqui per la fusione dei rispettivi paesi e firmando un trattato di alleanza e assistenza reciproca.

Immediatamente dopo la proclamazione dell'indipendenza di Israele, avvenuta nel maggio del 1948, le armate iracheno-giordane invasero il nuovo stato; gli scontri si protrassero fino all'armistizio firmato il 3 aprile 1949 (vedi Guerre arabo-israeliane).

 

2.9.   Gli anni Cinquanta

Nel dopoguerra la situazione economica e politica si mantenne particolarmente grave; le autorità da un lato sciolsero i partiti e introdussero la legge marziale, dall'altro tentarono di sedare il malcontento popolare avviando un piano di sviluppo economico che prevedeva la creazione di un Consiglio per lo sviluppo nazionale, ma soprattutto intendeva assicurare al paese la metà dei proventi derivanti dall'estrazione del petrolio.

Il 24 febbraio 1955 l'Iraq concluse un patto di mutua sicurezza con la Turchia, proponendolo, subito dopo, quale nucleo originario di un sistema di difesa integrato del Medio Oriente. La Gran Bretagna si unì al Patto di Baghdad in aprile, il Pakistan in settembre e l'Iran in novembre.

A conferma del proprio orientamento filoccidentale, il governo iracheno annunciò nel gennaio 1957 la piena adesione all'appena formulata dottrina Eisenhower, secondo la quale gli Stati Uniti avrebbero assicurato assistenza a qualsiasi governo del Medio Oriente minacciato dall'eventuale presa di potere di un regime comunista. Un anno dopo, il 14 febbraio 1958, una conferenza tra Faisal e Hussein I si concluse con la proclamazione dell'Unione araba di Iraq e Giordania, costituita come bilanciamento alla recente istituzione della Repubblica araba unita (RAU) che aveva federato Egitto e Siria; a capo della nuova entità statale venne posto l'ex premier dell'Iraq as-Said.

 

2.10.  Proclamazione della Repubblica

La RAU non nascose i propri intenti destabilizzatori verso l'antagonista Unione araba (filoccidentale), incitando ripetutamente alla rivolta la popolazione e le forze armate irachene. Il 14 luglio 1958, con un improvviso colpo di stato guidato dal generale Karim Kassem, che costò la vita a Faisal e al premier as-Said, nel paese fu proclamata la Repubblica. Il giorno seguente il nuovo esecutivo dava notizia dello scioglimento dell'Unione araba e dell'avvicinamento politico-militare alla RAU.

Nel 1959 l'Iraq si ritirò dal Patto di Baghdad, e, nel giugno 1960, in seguito alla fine del protettorato inglese sul Kuwait, reclamò il possesso dell'area, affermando che lo stesso Kuwait apparteneva allo stato iracheno già dai tempi della sua formazione. Le forze inglesi entrarono nell'area contesa su richiesta del governo locale nel luglio 1960 e il Consiglio di sicurezza dell'ONU rifiutò le richieste di Baghdad di disporne il ritiro.

Nel frattempo, sul fronte interno, nel biennio 1961-62 il governo fu impegnato a sedare violenti moti indipendentistici curdi scoppiati nel nord del paese; lo stato di tensione si prolungò sino al 1970, quando si raggiunse un accordo tra le parti per la creazione di una regione autonoma curda e l'inserimento nell'esecutivo di ministri curdi (vedi Questione curda).

 

2.11.  Il colpo di stato Baath

L'8 febbraio 1963 Kassem fu spodestato da un gruppo di ufficiali membri del partito nazionalista Baath e giustiziato il giorno seguente. La presidenza fu assunta da Abdul Salam Arif, che riequilibrò in senso moderato e filoccidentale la linea diplomatica irachena fino allo scoppio della guerra dei Sei giorni. In quell'occasione ancora una volta forze aeree e di terra furono posizionate sulla frontiera giordano-israeliana da parte delle autorità di Baghdad, che dichiararono guerra a Israele, chiusero gli oleodotti che rifornivano le nazioni occidentali e ruppero le relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti, grandi sostenitori del regime di Tel Aviv. Nel luglio del 1968 Arif venne estromesso dal potere e l'ex premier Ahmed Hassan al-Bakr fu posto a capo del Consiglio del comando rivoluzionario.

Negli anni successivi la politica estera del nuovo gruppo dirigente si caratterizzò per un atteggiamento filosovietico e antioccidentale; nel contempo si registrarono contrasti con alcuni dei paesi arabi alleati a causa della posizione assunta nei confronti di Israele. Nel 1971 l'Iraq chiuse infatti i confini con la Giordania, chiedendo che questa venisse espulsa dalla Lega araba, poiché il governo di Hamman aveva mantenuto una politica di decisa ostilità nei confronti dei movimenti palestinesi che operavano sul suo territorio.

Tra il 1972 e il 1975 Baghdad procedette inoltre alla nazionalizzazione di tutte le compagnie petrolifere straniere operanti entro i propri confini; alla fine del 1973 il paese incrementò fortemente le rendite provenienti dalla vendita di petrolio, in occasione dell'aumento del prezzo internazionale del greggio e, sempre nello stesso periodo, fornì un consistente aiuto militare alla Siria impegnata nella guerra con Israele (ottobre 1973); si oppose quindi ai termini del cessate il fuoco, che pose fine al conflitto, e agli accordi stipulati da Egitto e Siria con Israele (1974-75).

 

2.12.  La guerra con l'Iran

All'inizio del 1974 nelle regioni settentrionali ripresero gli scontri tra le forze governative e i nazionalisti curdi (che ritenevano inadeguate e insoddisfacenti le forme di autonomia concesse nel 1970), aiutati nella loro azione dalle autorità iraniane. Nell'estate del 1979 il generale Saddam Hussein venne nominato alla presidenza della Repubblica e immediatamente accentuò i tratti personalistici del proprio regime.

Nello stesso anno si assistette all'accrescersi della tensione con il vicino regime iraniano, aggravata dal persistere dell'appoggio fornito da Teheran agli indipendentisti curdi. Nel settembre del 1980 l'Iraq dichiarò nullo un precedente accordo stipulato nel 1975 con l'Iran e reclamò il controllo sull'intero estuario dello Shatt al-Arab, determinando con ciò l'inizio della guerra.

Dopo alcuni successi iniziali (occupazione della provincia del Khuzistan e distruzione degli impianti di Abadan), nel giugno del 1981 il regime di Saddam Hussein subì un raid aereo israeliano che distrusse nei pressi di Baghdad un reattore nucleare prossimo a entrare in funzione; quindi, all'inizio del 1982 il conflitto si trasformò in un'estenuante guerra di posizione, cui si accompagnò una durissima lotta sulle rotte del golfo Persico. Pur dichiarando la propria neutralità, nel 1984 il governo degli Stati Uniti annunciò il ripristino delle relazioni diplomatiche con il regime di Saddam, garantendo altresì aiuti economici e militari a riconoscimento dell'azione di contenimento operata sul regime fondamentalista di Teheran.

Negoziato un cessate il fuoco nell'agosto 1988, il governo iracheno si concentrò sulla repressione della guerriglia curda e avviò un programma di ricostruzione dell'apparato militare, grazie soprattutto alla collaborazione fornitagli dai paesi dell'Europa occidentale e dagli Stati Uniti.

 

2.13.  Occupazione del Kuwait e guerra del Golfo

Nel 1990 l'Iraq riaprì l'annosa disputa territoriale con il Kuwait (alleato nella lunga guerra con l'Iran); il 2 agosto le truppe di Baghdad varcarono quindi i confini e rapidamente invasero l'intero paese, dichiarandolo diciannovesima provincia irachena. Dopo una serie di risoluzioni di condanna, il Consiglio di sicurezza dell'ONU intimò il ritiro incondizionato degli occupanti entro il 15 gennaio 1991; scaduto l'ultimatum, una coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti, con una serie di violentissimi bombardamenti su Baghdad e altri obiettivi strategici economici e militari, obbligò Saddam Hussein a evacuare precipitosamente il Kuwait (vedi Guerra del Golfo).

Terminate le operazioni di guerra (il cessate il fuoco fu firmato in aprile) senza che il loro esito disastroso intaccasse la stabilità del regime, Saddam utilizzò le residue forze militari per tentare di schiacciare definitivamente l'opposizione interna dei fondamentalisti sciiti, nel sud del paese, e dei curdi a nord, provocando la fuga in Iran e Turchia di centinaia di migliaia di profughi per i quali le truppe statunitensi, inglesi e francesi organizzarono campi di raccolta.

 

2.14.  L'Iraq nel dopoguerra

Dal 1992 l'Iraq fu oggetto di una forte pressione internazionale affinché eliminasse i propri armamenti; il paese venne di fatto isolato da un rigido embargo economico (giustificato anche dalla repressione nei confronti del popolo curdo) i cui effetti si rivelarono devastanti soprattutto per la popolazione civile. L'economia nazionale irachena, già pesantemente segnata dai due ultimi conflitti, giunse quasi al collasso.

Nonostante l'isolamento internazionale, Saddam Hussein riuscì tuttavia a rimanere ancora saldamente alla guida del paese, tanto che nell'ottobre 1994 si registrò un nuovo spostamento di truppe irachene al confine con il Kuwait che spinse gli Stati Uniti a inviare nella regione un proprio contingente militare. Il regime di Baghdad annunciò quindi il proprio ritiro dall'area e riconobbe ufficialmente la sovranità del Kuwait il 10 novembre 1994, in conformità alle risoluzioni dell'ONU. Tuttavia ciò non fu ritenuto sufficiente dagli Stati Uniti per rimuovere l'embargo, nonostante il parere contrario di altri paesi occidentali, tra cui in particolare la Francia.

Nel 1995 una risoluzione dell'ONU consentì una parziale attenuazione dell'embargo, permettendo all'Iraq di esportare due miliardi di dollari di greggio al semestre per l'acquisto di viveri e medicinali, ma l'amministrazione statunitense pose molti ostacoli all'applicazione della risoluzione. Nell'ottobre del 1995 un plebiscito conferì a Saddam un nuovo mandato di sette anni, segno che il potere era ancora saldamente nelle sue mani nonostante rivolte e defezioni continue; la più clamorosa fu quella del generale Kamel Hassan al-Majid e di suo fratello, entrambi generi di Saddam, prima fuggiti in Giordania e rimpatriati dopo sei mesi; condannati a morte, furono assassinati – ufficialmente per un regolamento di conti all'interno della famiglia, offesa dal loro tradimento – pochi giorni dopo il rientro.

Nel 1997 – nonostante che molti paesi occidentali e quasi tutti i paesi arabi fossero ormai favorevoli alla sospensione delle sanzioni – continuava e si rafforzava la pressione internazionale, anche con un continuo controllo della capacità bellica del paese da parte di osservatori internazionali, che provocò ulteriori proteste del regime e l'irrigidimento dell'amministrazione statunitense. Anche la situazione nel nord del paese, dove dal 1993 infuriava il conflitto tra le fazioni curde, permaneva drammatica.[1]

 

3.      DATI DI CARATTERE GENERALE

3.1.      Territorio

Il territorio del paese può essere diviso in tre regioni fisiche. La sezione settentrionale e nordorientale, propaggine della catena dei monti Zagros, è montuosa e ospita il Keli Haji Ibrahim (3600 m), il picco più elevato dell'Iraq; la zona nordoccidentale è occupata dalla cosiddetta Al-Jazira (l'isola), una vasta pianura di origine sedimentaria che, più a sud, lascia il posto al bassopiano alluvionale formato dalle valli dei fiumi Tigri ed Eufrate, con terreni ricchi di humus e argilla; l'estrema porzione sudorientale, bagnata dal golfo Persico, presso il confine iraniano, è piatta e paludosa, mentre a ovest dell'Eufrate i rilievi si innalzano gradualmente fino al livello del deserto siriano.

L'odierno Iraq occupa gran parte del territorio dell'antica Mesopotamia, la pianura che si estende tra i fiumi Tigri ed Eufrate, un tempo collegati tra loro da una rete di canali di irrigazione. L'idrografia del paese è del tutto dominata dai bacini di questi due fiumi che, attraversandolo da nord-ovest a sud-est, si uniscono circa 160 km a nord del golfo Persico formando lo Shatt al-Arab, che sfocia nel golfo stesso. I principali tributari del Tigri sono il Piccolo e il Grande Zab e il Diala.

3.2.      Clima

La maggior parte del paese ha un clima continentale caratterizzato da inverni miti ed estati calde e da marcate escursioni termiche. La temperatura media in gennaio a Baghdad è di 9,4 °C, mentre nei mesi di luglio e agosto si attesta intorno ai 33 °C. A sud, nell'area presso il golfo Persico, sono state registrate alcune delle temperature più elevate del mondo, unite a un alto tasso di umidità. Le regioni maggiormente piovose si trovano nelle alteterre nordorientali, mentre più a sud raggiungono una media di 150 mm all'anno. Nelle aree desertiche prevalgono condizioni di estrema aridità.

3.3.      Flora e fauna

La vegetazione dell'Iraq è limitata alle palme da dattero che crescono lungo i fiumi e i canali di irrigazione. La fauna selvatica si compone di gazzelle, antilopi, leoni, iene, lupi, sciacalli, cinghiali e piccoli roditori, mentre per quanto riguarda l'avifauna si citano numerosi rapaci (avvoltoi, poiane, gufi, falchi) oltre ad anatre, oche e pernici. Diffuse sono anche varie specie di rettili.

3.4.      Popolazione

Il paese ha una popolazione di circa 19.435.000 abitanti (stima del 1993), perlopiù concentrati nelle aree centrali, presso i sistemi fluviali. La densità media si attesta intorno alle 45 unità per km2 e il tasso di urbanizzazione è del 74,6% (1995). L'80% della popolazione è composto da arabi, mentre i curdi, che occupano le alteterre settentrionali, ne costituiscono il 15%; tra gli altri gruppi etnici si citano caldei, turkmeni, assiri e iraniani. Nelle aree rurali, la vita si svolge ancora all'interno di comunità tribali nomadi o seminomadi, e dedite in prevalenza alla pastorizia e all'allevamento di cammelli, cavalli e pecore.

3.5.      Suddivisioni amministrative e città principali

L'Iraq è diviso in 15 governatorati e tre regioni autonome curde (il cosiddetto Kurdistan). Baghdad (4.648.609 abitanti nel 1989) è la capitale e la città maggiore; tra gli altri centri di rilievo si annoverano Bassora (Al Basrah), il più importante porto marittimo, e Mosul (Al Mawsil), centro dell'industria tessile.

3.6.      Lingua e religione

La lingua ufficiale è l'arabo, mentre il curdo e altri dialetti sono diffusi tra le minoranze.

Più del 95% degli iracheni è musulmano, diviso in sciiti (più del 60%), presenti perlopiù nelle zone centrali e meridionali, e sunniti, che popolano soprattutto il nord. Il paese ospita, inoltre, alcune città sante sciite, come An-Najaf e Karbala. La piccola percentuale di cristiani si compone di cattolici (soprattutto di rito caldeo, ma anche latino, siro e armeno), iazidi e mandei (vedi Cattolicesimo orientale). A Baghdad è inoltre presente una piccola comunità di ebrei.

 

3.7.      Istruzione e cultura

Nonostante l'istruzione primaria sia gratuita e obbligatoria, gran parte della popolazione insediata nelle aree rurali non frequenta la scuola e il tasso di analfabetismo si attesta ancora intorno al 40% (1990). Le università sono sette, di cui tre a Baghdad, che ospita la maggior parte delle istituzioni culturali del paese, come il Museo iracheno, contenente reperti delle antiche civiltà mesopotamiche. Altro museo di rilievo è il Museo di Babilonia, incentrato su ritrovamenti provenienti dall'omonima città.

L'impronta culturale araba pervade oggi pressoché ogni aspetto della vita degli iracheni, sebbene molto tempo prima dell'avvento dell'Islam (VII secolo) l'area nota come Mesopotamia sia stata il centro delle civiltà babilonese e assira. Tale influenza è ben visibile anche in molti dei monumenti sopravvissuti, come la moschea di Al-Kazimain, il Palazzo degli Abbasidi e la Grande moschea di Samarra.

 

3.8.      Economia

Quasi interamente sotto il controllo statale, la moderna economia dell'Iraq è fondamentalmente basata sul petrolio e la maggior parte delle industrie è a esso correlata. L'agricoltura è la principale fonte di sostentamento della popolazione e i datteri sono il prodotto agricolo più esportato. Tutti i settori, tuttavia, soffrono sia per gli effetti della guerra contro l'Iran, che ha lasciato il paese con un altissimo debito con l'estero (soprattutto con Kuwait e Arabia Saudita), sia a causa dell'embargo commerciale imposto dall'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) dopo la guerra del Golfo e si ritiene che i danni siano stati tali da ricondurre l'Iraq a un'economia di livello preindustriale. Il prodotto interno lordo (PIL) pro capite si attestava, nel 1992, intorno ai 1030 dollari.

 

3.9.      Agricoltura e pesca

L'Iraq è principalmente un paese agricolo; circa il 13% della terra è coltivato, sebbene sia stimato che ben il 50% del totale sia arabile. La maggior parte dei raccolti vengono prodotti nella regione del Tigri e dell'Eufrate la quale, già molto fertile, è stata altresì oggetto di progetti di irrigazione e di controllo delle inondazioni. Le colture principali sono cereali (grano, orzo e riso), datteri (di cui il paese è il maggior esportatore mondiale), olive e frutta (mele, fichi, uva, arance, pere). L'allevamento è importante per le tribù nomadi e seminomadi, e si basa perlopiù su ovini, bovini e caprini. La pesca ha scarso rilievo, se non per le popolazioni che vivono lungo i corsi d'acqua.

 

3.10.  Risorse minerarie e industria

La risorsa naturale più importante dell'Iraq è il petrolio, i cui giacimenti si trovano nelle tre regioni principali: nei dintorni del golfo Persico, presso Bassora; nella zona centrosettentrionale, vicino a Mosul e Kirkuk; e non lontano dal confine iraniano, ove sorge Khanaqin. Sono stati rinvenuti, inoltre, piccoli depositi di altri minerali, principalmente di ferro, oro, piombo, rame, argento, platino e zinco, fosfati, carbone, zolfo, sale e gesso.

L'industria petrolifera, nazionalizzata a partire dal 1972 e devastata dai recenti conflitti in cui è stato coinvolto il paese, possiede raffinerie a Baghdad, Bassora, Haditha, Khanaqin e Kirkuk. Un impianto per la produzione di gas naturale liquido è situato presso Baghdad.

Se si eccettuano i prodotti derivati dal petrolio e dal gas naturale, il settore manifatturiero, incentrato perlopiù a Baghdad, non è particolarmente sviluppato. La produzione si limita a cibi lavorati, tessuti e confezioni, calzature, sigarette e materiale da costruzione. Più del 95% dell'elettricità irachena viene generata da centrali termiche, mentre alcuni impianti idroelettrici sono operanti sul Tigri e alcuni dei suoi tributari. Nel 1993 la potenza installata era di 7.260.000 kW e la produzione ammontava a 26.300 milioni di kWh.

L'unità monetaria è il dinar, diviso in 1000 fil o 20 dirham ed emesso dalla Banca centrale dell'Iraq. Tutte le banche sono state nazionalizzate nel 1964, ma nel 1991 è stato autorizzato un numero limitato di istituti privati.

 

3.11.        Commercio

Fino alla fine degli anni Ottanta la maggior parte degli introiti derivanti dall'esportazione provenivano dalla vendita di petrolio; tra gli altri prodotti destinati al mercato estero si annoverano datteri, lana grezza, cuoio e pellami. Le importazioni vertevano perlopiù su macchinari, materiale per il trasporto, derrate alimentari e prodotti farmaceutici. I maggiori partner commerciali erano Brasile, Turchia, Giappone, Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti d'America. Durante la guerra del Golfo, tuttavia, le sanzioni commerciali dell'ONU hanno bloccato il commercio con l'estero, in particolare le esportazioni di greggio, per il rifiuto dell'Iraq di negoziare.

 

3.12.              Trasporti

Il sistema ferroviario statale consiste in circa 2032 km (in base a stime del 1990) di rete ferroviaria e fornisce collegamenti con la Turchia e l'Europa, attraverso la Siria; l'estensione delle strade è di circa 39.615 km (1987). La maggior parte delle infrastrutture di trasporto si trovano, tuttavia, ancora in cattivo stato a causa della guerra. Baghdad e Bassora possiedono un aeroporto internazionale, mentre i principali porti per navi destinate alla navigazione marittima si trovano a Bassora, sullo Shatt al-Arab, e a Um Kusir; il Tigri è navigabile, verso l'interno, fino alla capitale.


 

 

4.      ORDINAMENTO DELLO STATO PRIMA DELLA GUERRA

L'Iraq si regge su una Costituzione adottata nel 1970 e in seguito più volte emendata. Il principale organo esecutivo è il Consiglio del comando della rivoluzione (CCR), guidato da un presidente che svolge anche le funzioni di capo dello stato e di primo ministro, concentrando così tutto il potere nelle proprie mani. Le funzioni amministrative sono esercitate da un Consiglio dei ministri. L'organo legislativo è l'Assemblea nazionale che, istituita nel 1980, è costituita da 250 membri eletti a suffragio diretto per un periodo di quattro anni.

 

4.1.   Partiti politici

La formazione di gran lunga dominante – l'unica legale fino al 1991 – è il Baath (o Partito socialista della rinascita araba), la cui ideologia è basata su principi socialisti e panarabisti. Tra gli altri gruppi si citano il Partito comunista iracheno, il Partito democratico del Kurdistan e il Partito rivoluzionario del Kurdistan.

 

4.2.   Governo locale

I governatorati iracheni sono amministrati da funzionari nominati dal governo centrale. Nel 1980, le tre regioni curde hanno ricevuto una certa autonomia ed eletto un consiglio esecutivo e un organo legislativo di 50 membri. Più di recente, sotto la protezione dell'ONU e degli alleati, hanno istituito un governo nelle regioni settentrionali del paese, controllate dalla stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, che però non è divenuto effettivo a causa delle lotte tra i vari gruppi.

 

5.      Sistema sanitario e previdenza sociale

La maggior parte delle strutture mediche irachene, peraltro assai povere, sono controllate dallo Stato. Un sistema di previdenza sociale, introdotto nel 1957, offre assistenza alle donne in maternità, ai disabili e agli anziani. Le condizioni sanitarie rimangono tuttavia precarie, anche a causa dei danni provocati dalla guerra e dalle successive risoluzioni dell'ONU. La speranza di vita è di 66 anni e il tasso di mortalità infantile si attesta intorno al 58‰ (1990-1995).

 

6.      Sistema giudiziario

Il sistema giudiziario utilizza modalità separate per il trattamento delle cause civili e religiose. Le prime sono trattate da tribunali presieduti da un giudice; le seconde vengono amministrate di solito da tribunali musulmani che seguono la legge coranica (Shariah).


 

 

7.      LE PRINCIPALI CITTA

7.1.   Bagdad

Baghdad Capitale dell'Iraq e capoluogo del governatorato omonimo, è situata nella parte centrale del paese, sul fiume Tigri. Importante nodo ferroviario posto sulla direttrice che collega il Bosforo con il golfo Persico, Baghdad è il maggiore centro industriale della nazione, sede di raffinerie di petrolio, industrie agroalimentari, concerie e fabbriche tessili. L'artigianato locale produce stoffe, gioielli, tappeti, articoli in cuoio e feltro, i quali vengono venduti nei caratteristici bazar della città. Le principali istituzioni accademiche sono l'Università di Baghdad (1957) e l'Università teologico-giuridica Mustansiriyyah (fondata nel 1233). Tra gli edifici storici degni di nota si annoverano le rovine di Bab al-Wastani, vestigia delle famose porte di Baghdad, il palazzo dei califfi abbasidi, che risale alla fine del XII secolo, la moschea di Mirganiyya, portata a termine nel 1357 e il minareto Suk al-Ghazal. Pochi chilometri a nord di Baghdad si trova Kazimayn, notevole per la sontuosa moschea dalla cupola d'oro (completata nel XIX secolo) e per le tombe dei capi religiosi venerati dai musulmani sciiti.

Baghdad fu costruita dal califfo abbaside al-Mansur nel 762 sulla riva occidentale del Tigri, di fronte a un vecchio villaggio iraniano che portava lo stesso nome. La città originaria era a pianta circolare, con tre cerchie concentriche di mura. Quella più interna racchiudeva il palazzo del califfo, la seconda definiva i quartieri dell'esercito, mentre le abitazioni del popolo occupavano la cerchia esterna. I quartieri dei mercanti, o bazar, erano situati fuori dalle mura cittadine. Divenuta in breve tempo un fiorente centro commerciale e culturale dell'Islam, la città raggiunse la massima prosperità sotto il califfo Harun ar-Rashid, il cui regno è celebrato nei famosi racconti delle Mille e una notte.

Durante questo periodo la città si estese fino alla riva orientale del Tigri, che divenne più tardi il cuore di Baghdad. Anche dopo il periodo di massimo splendore dell'epoca Harun, rimase per oltre quattro secoli un importante centro commerciale e culturale. Il declino iniziò quando Hulagu, nipote del conquistatore mongolo Gengis Khan, saccheggiò la città nel 1258, ponendo fine al califfato degli Abbasidi. Un altro mongolo, Tamerlano, la distrusse nel 1401. Passò poi nel 1508 sotto il dominio persiano e nel 1534 sotto quello dei turchi ottomani. I persiani riconquistarono Baghdad nel 1623 e la mantennero fino al 1638, quando venne nuovamente annessa dalla Turchia, che la governò per quasi tre secoli. Conquistata dall'esercito britannico nel 1917, Baghdad venne designata nel 1921 come capitale del nuovo regno dell'Iraq e poi capitale della repubblica dell'Iraq, istituita nel 1958. La città fu gravemente danneggiata dai bombardamenti durante la guerra del Golfo (1991).

 

7.2.   Bassora

Bassora (arabo Basrah), città dell'Iraq e capoluogo della provincia omonima. Bassora è la seconda città e il porto principale del paese, situata sulla riva destra dello Shatt Al-Arab, poco distante dal golfo Persico e dai confini con il Kuwait e l'Iran. Città industriale (raffinerie ed esportazione di petrolio e prodotti chimici), è anche il centro di una regione agricola (lana, cereali e datteri). È servita da un aeroporto internazionale.

Bassora venne fondata nel 636 d.C. come avamposto militare, 13 km ca. a valle della città odierna. Divenuta un centro importante della cultura e della scienza araba (Accademia delle Scienze), nel secolo XIV rimase ben poco dell'insediamento urbano originario, per via delle numerose guerre e degli effetti dell'invasione mongola. All'inizio del XVI secolo Bassora venne trasferita nel sito attuale e divenne un polo commerciale e uno scalo marittimo. Nel XVII secolo la città venne annessa all'Impero Ottomano. La costruzione dell'attuale porto ebbe inizio nel 1914. Le truppe britanniche occuparono Bassora nel corso della prima e della seconda guerra mondiale. Accresciutasi rapidamente con il boom petrolifero del secondo dopoguerra, la città nel corso del conflitto Iran-Iraq (1980-1988) subì enormi danni, ulteriormente aggravati dalle incursioni aeree effettuate nel 1991, durante la guerra del Golfo.

 

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