LA MINACCIA IN IRAQ A DICEMBRE 2003

 

- Gen. Brig. (ris.) Dott. Fernando TERMENTINI -

mail@fernandotermentini.it - fernando.termentini@poste.it

 
       
       
       
 

La minaccia in IRAQ anche dopo la cattura di SADDAM non sicuramente finita quando esiste una potenziale "S.Barbara" a disposizione di tutti.

Centinaia di migliaia di proiettili, missili, Cluster Bombs,  giace inesploso  sul suolo del Paese. Tutti possono appropriarsene ed utilizzare il tutto come materia prima per attentati di vastissime proporzioni.

Ciarpame che inquina il territorio lasciato dalla guerra  ma anche  migliaia di proiettili e munizionamento che proviene dai depositi dell'Esercito iracheno allo sbando e che si va ad aggiungere all'inquinamento bellico vero e proprio.

 

 
  Non solo proiettili ma anche missili dell'arsenale di SADDAM che gli Ispettori dell'ONU iniziarono a distruggere prima dell'inizio dell'attacco del 19 marzo 2003. Contenitori di materiali inquinanti per l'ambiente come i propellenti dei motori di lancio e veri e propri depositi di esplosivo contenuto nella testa di guerra.  
       
 

Anche le mine aggravano la situazione. Centinaia di migliaia quelle anticarro ed antiuomo, con gli accenditori che possono essere utilizzati anche per fare delle trappole esplosive, con le cariche di tritolo facilmente asportabili e che possono essere utilizzate per qualsiasi atto eversivo.  

 
       
 

 

 

   
       
 

In questo contesto in IRAQ oltre al pericolo rappresentato dalla presenza di cariche esplosive utilizzabili per altri scopi fra cui quello degli attentati, esiste anche la minaccia latente nei confronti della popolazione costretta a vivere fra gli ordigni bellici non esplosi e fra le mine

 
       
       
   

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