I FATTORI CHE POSSONO CONDIZIONARE

GLI INTERVENTI DI BONIFICA UMANITARIA

UN POSSIBILE PROGETTO DI  BONIFICA -

 

- Gen. Brig. (ris) dott. Fernando TERMENTINI –

mail@fernandotermentini.it -fernando.termentini@poste.it

   

GENERALITÀ

Bonificare un territorio per restituirlo alla popolazione dopo che una guerra ha lasciato sul suolo trappole esplosive, mine ed ordigni in generale, è un problema complesso che non può essere affrontato con soluzioni univoche e utilizzando lo stesso tipo di procedure e mezzi per tutte le situazioni .

Molti sono, invece, i parametri che devono essere valutati in quanto influiscono direttamente sulle possibili scelte da adottare e vincolano l’intervento fin dalla fase progettuale .

Fra i possibili fattori, quelli che sicuramente costituiscono elemento condizionante, sono imposti dalle caratteristiche della zona di intervento, dalle condizioni ambientali in cui si è destinati ad operare, dalle tradizioni storiche e culturali della popolazione a favore della quale si interviene, dalle motivazioni di carattere politico che hanno innescato il conflitto ed, infine, dal "senso etico" con cui i belligeranti hanno interpretato e sviluppato la contrapposizione armata .

La BOSNIA, infatti, non è morfologicamente eguale alla CAMBOGIA e diverse sono le realtà sociali delle due Nazioni, diversi gli scopi di raggiungere e le più piccole esigenze da soddisfare . .Le distese sabbiose del KUWAIT non sono uguali a quelle dell’EGITTO ; lo stesso deserto egiziano a ridosso della fascia costiera ha una morfologia diversa da quello ubicato più all’interno del Paese . Anche, la realtà "post bellica" determinata da chi ha sviluppato lo scontro armato , imporrà approcci diversi . Bonificare, infatti, un territorio che è stato teatro di uno scontro fra Eserciti regolari comporta metodiche totalmente diverse da quanto sarebbe necessario applicare in un’area ove le battaglie hanno visto come attori "gruppi" non omogenei ed appartenenti ad organizzazioni substatuali .

I FATTORI AMBIENTALI

I fattori ambientali rappresentano un insieme di elementi che influiscono in modo determinante sulle caratteristiche degli ordigni bellici che giacciono inesplosi su un territorio .

La composizione organica del terreno, le condizioni climatiche e lo "stress termico" giornaliero a cui l’ordigno è stato sottoposto nel tempo possono esasperare le difficoltà di un intervento di bonifica , in particolare se le mine e gli ordigni da eliminare sono caratterizzati da scarsa tecnologia o, peggio, sono stati realizzati artigianalmente .

Picchi di temperatura di +40 ° in un ambiente desertico ed in un terreno ad alto contenuto salino o di azoto, provocano un significativo degrado dell’accenditore meccanico di una mina , totalmente diverso a quello provocato sullo stesso tipo di meccanismo che equipaggia, invece, un ordigno impiegato in terreno di media salinità e che è stato esposto a temperature molto più basse .

Le mine posate nelle risaie della CAMBOGIA non possono essere cercate ed eliminate applicando procedure analoghe a quelle che potrebbero essere adottate per i medesimi ordigni impiegati nel deserto del KUWAIT o fra le boscaglie della BOSNIA . L’approccio ad una trappola esplosiva celata fra le macerie di SARAJEVO è sicuramente diverso da quello attuato per eliminare un qualcosa di analogo impiegato a KABUL , come diversa è la tecnica di neutralizzazione di un razzo contro - carro RPG7 abbandonato per anni nel SINAI, rispetto ad altro dello stesso tipo che giace nelle risaie del VIETNAM .

Alla stessa stregua una mina sovietica del tipo OZM impiegata nel sottobosco delle abetaie della BOSNIA e sottoposte a temperature tipiche di quell’ambiente, sicuramente rappresenta un obiettivo completamente diverso dalla stessa mina utilizzata nel deserto del SINAI.

In sintesi, l’umidità, il passaggio repentino da temperature elevate ad altre prossime allo zero, la composizione organica del terreno e l’insolazione contribuiscono ad accelerare il degrado del’ordigno compromettendone le caratteristiche iniziali di funzionamento e l’affidabilità complessiva, processo molto più rapido nel caso in cui i congegni di funzionamento sono metallici , caratteristica , questa, comune ad un’elevata percentuale dei 110 milioni di mine sparse nel mondo .

GLI INTERVENTI

Ogni intervento deve essere sviluppato attraverso "step integrati e successivi" per raggiungere i risultati voluti rapidamente e con la necessaria affidabilità . È essenziale prevedere la formazione degli specialisti locali, il loro coordinamento durante la fase operativa e anche sviluppare articolati programmi di informazione per preparare la popolazione a convivere e a difendersi dal pericolo rappresentato dalle mine .

Conseguentemente, una " corretta calibratura" delle attività può essere raggiunta solo conoscendo tutti gli aspetti che contraddistinguono la realtà locale ; i fattori sociali tipici della Nazione ospite , le sue risorse economiche ed il livello di scolarizzazione .

Un altro aspetto di primaria importanza è l’atteggiamento psicologico della popolazione nei confronti del problema specifico . Un popolo , ad esempio, che si è arreso alla ineluttabilità della situazione perché convinto che esso non sia risolvibile e che è tradizionalmente abituato ad accettare qualsiasi evento come "un segno del destino" , sarà molto restio a partecipare attivamente alla fase addestrativa e successivamente a quella operativa, per cui ogni attività dovrà essere preceduta da una capillare azione per " innescare la reazione al pericolo contingente " e ad infondere la fiducia e la volontà necessarie per affrontarlo ed eliminarlo .

LE CARATTERISTICHE DEGLI ORDIGNI

È essenziale conoscere le caratteristiche fondamentali degli ordigni che ci si accinge a bonificare . Mine concepite e realizzate a cavallo degli anni ’70, per lo più provenienti dagli arsenali dell’ex Patto di Varsavia e che rappresentano la percentuale più elevata dei 110 milioni che oggi giacciono nel mondo pronte ad esplodere, sono dotate di meccanismi di funzionamento con congegni metallici e la cui affidabilità è affidata a "parti in contrasto" , azionate per lo più da molle precaricate e quindi , una volta interrate o posate sul terreno, soggette ad un rapido degrado nel tempo  come le mine sovietiche tipo PMR, le OZM o le MRUD .

Anche le mine di "nuova generazione devono essere conosciute in ogni particolare. Infatti, in molte aree dell’ASIA e dell’AFRICA è possibile rinvenire mine anti - carro apparentemente del tipo VS 2,4 o TC 6 , progettate da industrie italiane ma che, in realtà, sono state copiate da fabbriche del Medio Oriente utilizzando plastiche obsolete e rapidamente degradabili ; ordigni fragili, con accenditori molto più sensibili rispetto agli originali e, quindi, complessivamente meno affidabili e molto più pericolosi per gli specialisti che devono individuarli ed eliminarli .

 

Ora anche le Cluster Bomb si

 aggiungono alle migliaia di mine

ed UXOs pronti ad esplodere

 

Per quanto attiene alle trappole esplosive, infine, non è possibile parlare di caratteristiche ben definite in quanto "ordigni inventati dall’uomo" . In questo caso, quindi e’ necessario che lo specialista conosca le possibili tecniche applicate per la realizzazione e sia, anche, in grado anche di valutare ogni aspetto particolare , come la forma, il tipo di involucro e quanto altro necessario per individuare le modalità di bonifica piu’ appropriate .

IL SENSO ETICO DEI BELLIGERANTI

La storia delle vicende attraverso cui è stato sviluppato un evento bellico, le motivazioni che lo hanno innescato, la cultura militare e il senso "etico" delle Truppe che lo hanno condotto, rappresentano elementi fondamentali che devono essere valutati ed approfonditi quando ci si accinge ad affrontare un progetto di bonifica .

Questi elementi consentono di prevedere con buona approssimazione come l’ordigno può essere stato utilizzato durante il conflitto e se gli scopi per cui è stato impiegato possono essere catalogati fra le "esigenze di guerra" o, piuttosto, rientrano nella categoria degli atti terroristici .

Un Esercito moderno, regolarmente costituito, con tradizioni militari consolidate e composto da soldati con elevato senso etico, normalmente sviluppa lo scontro armato nel massimo rispetto delle Convenzioni internazionali, impiegando armi e sistemi d’arma solo per scopi militari e senza coinvolgere la popolazione civile. Quando invece gli "attori" dell’evento sono stati uomini che fanno parte di organizzazioni sub - statuali interessate ad affermare interessi etnici e tribali difficilmente sarà garantita l’applicazione degli accordi internazionali, delle Convenzioni e di quanto raccomandato dal diritto umanitario .

Nel primo caso, quindi, e’ elevata la probabilita’ che i campi minati siano stati registrati e le mine anti - uomo impiegate a difesa di quelle anti carro, e non per terrorizzare la popolazione. Nel secondo caso, invece, è presumibile che le mine anti - uomo e gli ordigni bellici inesplosi lasciati sul suolo siano stati trappolati e pronti ad esplodere al primo tentativo di manipolazione .

In sintesi, quando le parti in lotta disattendono il reciproco rispetto , quasi sicuramente nel periodo post-bellico la vita e l’incolumità dei bambini sarà posta a rischio dalla ferocia e dalla demenza dei loro stessi padri , come e’ dimostrato da quanto constatato in ANGOLA, in LIBANO, a KABUL ed a SARAJEVO dove sulle pietre tombali sono stati abbandonati proiettili di artiglieria apparentemente esplosi ma, in realtà, trappolati .

 
IL PROGETTO DI BONIFICA UMANITARIA
 

Un progetto di bonifica non può essere limitato ai soli atti operativi finalizzati ad eliminare gli ordigni, ma deve prevedere anche la formazione di una struttura di specialisti che nel tempo sia in grado di monitorizzare il territorio ed eliminare ogni pericolo connesso con le aree ancora minate o con i possibili residui di ordigni non eliminati dalla bonifica e che ricadono nella percentuale di rischio residuo, comunque reale e non annullabile nemmeno dopo interventi di bonifica sistematica .

Ne consegue che un progetto di bonifica è un’attività complessa ed articolata che comprende vari atti fondamentali, come :

  • l’esame preventivo della documentazione operativa del periodo bellico, per individuare esattamente la natura e consistenza delle aree minate e l’attenta analisi di tutti quei fattori propri della Nazione ospite e che potrebbero condizionare le scelte operative ;

  • la scelta delle procedure addestrative per la formazione degli specializzati locali che meglio si attagliano alla tradizione culturale ed il livello di scolarizzazione locale ;

  • l’attenta raccolta di ogni possibile informazione, compreso il numero, il tipo e la cadenza, degli incidenti che si verificano e che sono riconducibili al problema specifico ;

  • la programmazione dell’attività informativa a favore della popolazione civile , applicando "appropriate tecniche di comunicazione";

  • la formazione di specialisti da dislocare arealmente sul territorio in grado di monitorizzare tutti gli eventi riconducibili alla presenza di ordigni inesplosi ;

  • la gestione di una "rete" di allarme e controllo che, al termine della fase operativa possa essere in grado di assicurare la gestione sul territorio dei "possibili rischi residui" del "post - bonifica" .

Infine e non in ultimo, un programma di bonifica umanitaria, è opportuno che preveda, quindi, sempre e comunque l’impiego dello specializzato che si integra al mezzo meccanico , in analogia a quanto avviene nella condotta di operazioni militari in cui la manovra è quasi sempre sviluppata con l’impiego coniugato di carri, di mezzi aerei e dell’uomo che in possesso di adeguata professionalità si muove sul terreno ed elimina uno dopo l’altro i punti forti presidiati dall’avversario .

 

 
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