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Le realtà di
Rosarno ed il pericolo terroristico in Italia
Essere ancora convinti che l’Italia è ancora indenne da un pericolo
terroristico come poteva essere nel periodo storico contraddistinto
dalle intese gestite da iniziative riconducibili alla politica
estera di politici come Andreotti o Moro potrebbe essere
estremamente pericoloso. Altrettanto rischioso è valutare come
eventi di scarsa importanza episodi come quelli del fallito
attentato alla Caserma S. Barbara di Milano o del recente arresto di
un gruppo di algerini a rischio di terrorismo. Azzardate anche le
scelte di concentrare l’impegno di intelligence sulle moschee o sui
poli di aggregazione islamica presenti in Italia come se fossero gli
unici volani di possibile azioni terroristiche, dimenticando
aggregazioni come quella “scoperta improvvisamente” a Rosarno, in
Calabria solo perché abitate da africani o non da popolazioni
provenienti dal Medio Oriente, uniche ormai a rappresentare per
l’immaginario collettivo un rischio eversivo. Realtà che, invece,
possono nascondere vere e proprie basi terroristiche, rappresentare
fonti di reclutamento di personale e basi logistiche di supporto,
anche per il grado di indigenza generalizzata che spesso
contraddistingue la popolazione di simili insediamenti. E’
pericolosissimo, infatti, identificare il possibile terrorista solo
in chi proviene dal Medio Oriente o dall’Africa settentrionale
dimenticando che per anni Al Qaeda è stata ospitata e lo è tuttora,
proprio in Africa e che il fondamentalismo islamico ha origini
lontane, in Sudan, in Somalia ed in molte regioni dell’Africa
sahariana.
Rosarno, invece, dovrebbe rappresentare un’occasione di verifica per
capire quanto in Italia organizzazioni malavitose come la
'ndrangheta e la mafia possano essere fiancheggiatrici di possibili
organizzazioni terroristiche alle quali potrebbero offrire copertura
e supporto logistico in cambio di favori nei settori del commercio
della droga, del traffico di armi e di quello possibile di esseri
umani. L’anello debole di qualsiasi struttura terroristica
“dormiente” ma pronta ad operare non è, infatti, l’esigenza di
disporre dell’esplosivo o delle armi per compiere un determinato
attentato, piuttosto quella di un sostegno logistico, di
disponibilità economiche e di documenti contraffatti e di copertura
affidabile, che solo realtà locali malavitose radicate sul
territorio possono garantire con una certa affidabilità.
Aggregazioni come quella di Rosarno possono, quindi, rappresentare
appropriate entità in cui potrebbero celarsi cellule dormienti o
comunque disperati pronti ad agire per motivi ideologici o
contingenti, facile preda di chi ha il mandato di organizzare una
struttura terroristica pronta ad operare. Specialisti, anche, in
grado di auto costruirsi l’esplosivo e preparati a scegliere e
reclutare la manovalanza per compiere un possibile attentato.
Costoro per operare hanno bisogno, però, di un appropriato sostegno
logistico. Il collegamento con chi gestisce l’evento terroristico da
lontano e quanto necessario per realizzarlo sul posto come il
reperimento delle materie prime per fabbricare l’esplosivo, la
disponibilità degli inneschi e dei dispositivi di attivazione, tutto
in una cornice di copertura impermeabile.
Garanzie che il tessuto malavitoso locale può assicurare con elevata
affidabilità in quanto ha un capillare controllo del territorio
incrementato dalla garanzia dell’anonimato assicurato dalle realtà
aggregative come quella di Rosarno che la malavita può gestire
proteggendone l’esistenza nel tempo e favorendone, all’occorrenza,
l’immediata nebulizzazione.
La contropartita potrebbe essere rappresentata da rifornimenti di
droga proveniente da aree di produzione intensiva come
l’Afghanistan, non a caso anche patria di Al Qaeda e del terrorismo
internazionale.
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