LE MINE DOPO OTTAWA

 

- Btig. Gen. (ris) dott. Fernando TERMENTINI -

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LA MINA

La mina. Un oggetto che da sempre ha fatto parte degli arsenali degli Eserciti, voluto per scopi difensivi e per ottenere il massimo successo con un minimo costo.

Oggi la maggior parte delle mine disponibili sono state pensate e realizzate nei trenta anni che si collocano tra il 1950 ed il 1980 . In questo periodo sono state, infatti, realizzate la maggior parte degli ordigni che fanno parte degli arsenali del mondo o che appartengono ai 110 milioni che ancora, nel mondo, infestano molte Nazioni.

Esse possono essere anti – carro, se destinate a fermare un carro armato danneggiandolo o distruggendole le parti principali o anti - uomo quando, nel rispetto del diritto umanitario, sono state costruite per fermare il soldato diminuendone la capacità operativa .

Infatti, gli accenditori delle mine anti - carro dovrebbero funzionare solo se sottoposti a pressioni superiori ai 150 kg mentre quelli delle anti - uomo qualora soggetto ad una pressione non inferiore ai 12-15 kg .

Purtroppo, però, non sempre chi ha costruito mine non sempre si è attenuto a queste prescrizioni, peraltro accettate e sottoscritte in ambito internazionale e che assegnano all’ordigno la sola funzione di arma e non quella di "trappola esplosiva" .

In particolare per quanto attiene agli ordigni dell’ex Patto di Varsavia o ad essi assimilabili, ci troviamo di fronte a mine anti - carro che esplodono se soggette a pressioni di qualche chilo e di mine anti - uomo che esplodono alla pressione di qualche centinaio di grammi e e che sono provviste di una carica esplosiva notevolmente superiore a quella minima, sufficiente per ridurre la capacità operativa del combattente .

Queste mine, peraltro, insieme ad altre di origine cinese o medio orientale, rappresentano quasi il 67% dei 110 milioni pronte ad esplodere in varie parti del mondo .

Per contro , quasi tutte le mine realizzate in Paesi della sfera occidentale , tendenzialmente portate per tradizioni e cultura ad applicare il rispetto di quella che può essere definita "l’etica di guerra" , sono state costruite nel rispetto assoluto di questi criteri ed in particolare in ITALIA il rispetto delle convenzioni internazionali ha sempre rappresentato il primo obiettivo da raggiungere ed il principale impegno da rispettare, per cui le mine anti - uomo italiane , esclusa la VALMARA 69 realizzata a metà degli anni sessanta, sono provviste di accenditori che funzionano nei limiti previsti e sono dotate di una carica esplosiva di qualche decina di grammi e quelle anti - carro hanno accenditori che funzionano con pressioni superiori ai 150 chili e, uniche al mondo , realizzate in modo tale che l’ordigno esplode solo se soggetto ad un carico superiore a quello minimo previsto, e comunque non istantaneo . Mine così realizzate , quindi, sicuramente non esplodono se il loro accenditore è percosso - ad esempio - da un martello o da altro utensile

Analoga situazione, invece, non è riscontrabile nelle mine del mondo orientale e dell’est europeo, quasi tutte metalliche, poco sicure e realizzate applicando modeste tecnologie .

In questi Paesi, infatti, si è preferito prediligere la realizzazione di sistemi di posa e gestione delle mine, piuttosto che applicare la tecnologia disponibile per migliorare le caratteristiche delle mine e per renderle, in particolare, più sicure al maneggio e più conformi ai dettati internazionali.

Lo dimostra quanto è stato riscontrato e tuttora rilevabile in varie aree del mondo ancora minate come l’AFGHANISTAN, dove le sovietiche PMN o mina a "farfalla" e PROMZ disseminate casualmente sul suolo da vettori aerei, una volta individuate non possono essere neutralizzate ma solo distrutte sul posto con tecniche talvolta difficili e pericolose e centraline di comando di mine anti - uomo con funzioni di agguato, comandate da sensori sismici attivati dal passaggio dell’uomo e, anche queste, difficilmente neutralizzabili .

Tutte le mine di questa tipologia si prestano ad essere impiegate con funzioni di agguato, nei centri abitati e lungo le strade ed assolvono una funzione più vicina a quella delle trappole esplosive piuttosto che a quella tipica di una mina anti - uomo .

LA MINA SUL CAMPO DI BATTAGLIA

La mina moderna, come la buca con i pali sul fondo impiegata a difesa degli accampamenti dell’antica Roma, è motivata dall’esigenza degli Eserciti di disporre di un ordigno con elevato rapporto di costo / efficacia ed essenziale per la difesa del territorio nazionale e per sviluppare la manovra difensiva .

In sintesi la mina e, quindi i campi minati, fanno parte delle tecniche e degli strumenti militari elementi che, in campo tattico, garantiscono quella che viene definita la contromobilità, atto bellico destinato ad ostacolare la progressione avversaria e comunque a limitare la manovra dei dispositivi militari. L’azione che in campo tattico rappresenta uno dei cardini per il successo nelle operazioni difensive .

È pur vero che la manovra avversaria può anche essere contrastata con il fuoco ma un ostacolo artificiale che incrementi il potere d’arresto del terreno contribuisce in modo sostanziale a garantire il successo, risultati non ugualmente raggiungibili con il fuoco anche se massivamente erogato e concentrato in un’area , come peraltro confermato da alcuni episodi storici .

Infatti, i Vietcong con le mine sospese nelle possibili aree di atterraggio degli elicotteri americani riuscirono, infatti, ad ostacolare l’impiego di uno dei mezzi moderni più efficaci per la manovra, mentre la certezza di poter arrestare i Vietmih con la sola superiorità del fuoco , fu sicuramente una delle cause della disfatta francese a Dien-Bien.Phu . Spesso, poi, il munizionamento di artiglieria ed aereo è basato sull’impiego di submunizioni che, inesplose o destinate a permanere sul terreno, costituiscono una grave minaccia anche per le forze amiche e per la popolazione come confermano le perdite francesi durante la Guerra del Golfo per la presenza delle submunizioni statunitensi o la perdita di personale italiano e portoghese a SARAJEVO a causa dell’esplosione di una submunizione bosniaca del tipo KB-1 .

In questo contesto e fino a quando la linea del fronte ha rappresentato un limite invalicabile per conseguire la vittoria e fino a quando "il confronto fra blocchi" ha rappresentato una delle ipotesi più verosimili in caso di conflitto, il campo minato è stato considerato come una delle forme di ostacolo più affidabili per garantire un’efficace contromobilità .

Con la caduta del muro di Berlino è venuta meno l’ipotesi di un possibile scontro armato fra il blocco orientale e quello occidentale e la linea di un fronte continuo ha perso la sua continuità per cui la futura area della battaglia probabilmente sarà discontinua, a "macchie di leopardo" , con ampi spazi non presidiati da truppe, che comunque dovranno essere controllati e difesi per la manovra avversaria.

Ne consegue che il ricorso all’ostacolo in generale ed al campo minato anti - carro in particolare, conserverà il suo ruolo di elemento fondamentale per negare la manovra avversaria e consentire alle Forze amiche di conquistare e mantenere l’iniziativa .

IL RUOLO DELLE MINE ANTI - UOMO

In un quadro operativo come quello delineato la mina anti - uomo è sempre stata destinata a difendere quella anti - carro, ossia ad evitare che la stessa potesse essere agevolmente eliminata dall’uomo o superata da truppe a piedi.

L’ordigno anti - uomo ha, anche, sempre assicurato la sicurezza delle Truppe amiche in caso di possibili agguati o da attacchi improvvisi e non prevedibili di truppe avversarie appiedate o da nuclei di guerriglieri con scopi terroristici .

Nel tempo, però, e nelle varie situazioni contingenti le regole non sono state sempre rispettate, in particolare in quelle aree dove i belligeranti si sono contrapposti conducendo forme di guerre civili, per cui il ruolo originario delle mine anti - uomo, quello prettamente difensivo, è decaduto relegando, il più delle volte, l’ordigno nella categoria delle trappole esplosive . Un’abitudine purtroppo confermata da fatti recenti , accertato in BOSNIA subito dopo l’avvio del trattato di DAYTON era possibile trovare sulle pietre tombali proiettili di artiglieria trappolati o fra i boschi letali mine anti - uomo costruite artigianalmente dai bosniaci di GORADZE , chiara testimonianza che quando la contrapposizione armata è sviluppata per affermare interessi locali o etnici, la mina anti - uomo è impiegata solo per fini puramente terroristici, prediligendo l’effetto psicologico che l’ordigno può avere nei confronti della popolazione che è costretta a subire gli effetti della guerra civile.

Altri esempi sull’uso sconsiderato della mina anti - uomo per scopi definibili terroristici possiamo individuarli negli ordigni utilizzati dall’IRAQ lungo i confini del KURDISTAN ed ancora, in un recente passato, quando il muro di Berlino era difeso da mine - antiuomo posate dall’ ex UNIONE SOVIETICA per contrastare la possibile fuga di profughi dalla GERMANIA ORIENTALE verso occidente .

Il moltiplicarsi dei conflitti locali sviluppati da truppe irregolari, da guerriglieri privi di qualsiasi addestramento e di qualsiasi cultura militare , soldati spesso analfabeti ed indisciplinati. sicuramente non rispettosi delle più normale regola che garantisca il rispetto del diritto umanitario , hanno esasperato il fenomeno l’impiego delle mine anti - uomo per scopi terroristici .

Questo processo ha, dalla fine degli anni sessanta incrementato il commercio internazionale di questi ordigni ed alimentato la costruzione di dispositivi artigianali, privi di qualsiasi sicurezza intrinseca, utilizzati per minare intere aree coltivabili, per terrorizzare la popolazione civile, rendere inabitabili i villaggi, impraticabili le sorgenti d’acqua ed inagibili i luoghi di preghiera ed anche i cimiteri .

LA CONVENZIONE DI OTTAVA

Tutti noi siamo consapevoli dell’elevato contenuto umanitario della Convenzione di OTTAWA , sottoscritta nel dicembre dello scorso anno .

Guardando al futuro è lecito possiamo pensare che i nostri soldati e quelli di altre Nazioni della NATO potrebbero essere impiegati in "Operazioni Militari Oltre la Pace", inquadrati in Contingenti Militari Multinazionali destinati ad intervenire in missioni di "Peace Keeping" o "Peace Enforcing" in Regioni del Mondo dove ancora il ricorso alle armi è l’unico mezzo ritenuto valido per far valere le proprie ragioni o per difendere gli interessi .e dove sarà elevato il rischio dell’esistenza di aree minate o trappolate .

Questi interventi potranno svilupparsi in uno stato di pre - crisi o di post - crisi e coinvolgeranno direttamente non solo le forze militari ma anche la popolazione civile e tutta una serie di organizzazioni governative e non governative, nazionali ed internazionali, in operazioni sostegno alla pace (Peace Support Operations - PSO) o in operazioni di concorso a carattere nazionale o multinazionale , per cui sarà necessario garantire la bonifica del territorio a favore dei dispositivi amici ed anche a favore delle NGO destinate ad operare nelle aree a rischio .

Il dopo OTTAWA non può garantire che nel prossimo futuro situazioni di pericolo connesse con la presenza di mine sarà annullata solo perchè la Convenzione ha proscritto la costruzione, l’esportazione e l’impiego degli ordigni, ma è lecito supporre che la maggior parte delle aree a rischio, saranno collocabili in Nazioni che difficilmente sottoscriveranno o ratificheranno OTTAWA, almeno nel breve tempo e, comunque, quanto prescritto non sarà sicuramente applicato e rispettato dalle flange estremiste, dalle organizzazioni substatuali e da chiunque partecipi ad una lotta armata locale, specialmente se dettata da scopi tribali o etnici .

Peraltro, la mina è un oggetto semplice che chiunque può realizzare in proprio per cui anche la totale non disponibilità di ordigni commerciali non garantirà che sul terreno non si troveranno mine e trappole esplosive seppure "fatte in casa" e che comunque metteranno in pericolo l’incolumità fisica di coloro che saranno chiamati a garantire la pace .

In buona sostanza, quindi, è assolutamente necessario non perdere la professionalità che garantisca nel tempo la necessaria capacità operativa per affrontare il pericolo specifico, motivo per cui gli specialisti devono potersi addestrare, per poter essere in grado di fronteggiare la minaccia .

Per quanto attiene poi al possibile condizionamento della dottrina militare nel campo della contromobilità e della difesa del territorio conseguente a Leggi nazionali ed internazionali sulla proibizione delle mine anti - uomo, sicuramente si dovranno affrontare problematiche di tutto rispetto con immediatezza, per non rischiare che gli eserciti non siano più in grado di assolvere il compito principale di garantire la sicurezza del territorio nazionale .

Un problema vasto e complesso come anche confermato dall’atteggiamento di grandi Potenze come gli Stati Uniti d’America che si sono impegnati a sottoscrivere e ratificare OTTAWA solo dopo aver individuato un sistema in grado di sostituire il ruolo della mina anti - uomo sul campo di battaglia e prevedono di non essere in grado di farlo prima del 2006 .

In ogni caso per quanto attiene alle problematiche poste dall’interdizione dell’uso delle mine anti - uomo, si può affermare che il loro mancato impiego non compromette in modo significativo la funzione di contromobilità che continuerà, invece, per le operazioni di guerra a basarsi sull’ostacolo anti - carro, concezione che, comunque, impone l’immediata individuazione di sistemi in grado di sostituirsi alla mina anti - uomo ed idonei a garantire gli scopi militari per cui essa è stata fino ad oggi impiegata.

In prima approssimazione, dovranno essere incrementate le capacità di osservazione e di controllo nei confronti di personale appiedato, soprattutto in ambienti boscosi ed urbani, mediante il ricorso a sistemi radar ed a un incremento del personale destinato alla protezione dei punti sensibili e delle unità .

Per riacquistare la funzione di arresto alcuni Paesi hanno realizzato dei sistemi di protezione perimetrale che possono impiegare due tipi di munizione, letale o inabilitante, con possibilità di telecomando da parte del personale che assicura la sorveglianza . Sensori ad elevate prestazioni, di tipo diverso,(magnetici, acustici, sismici, ottici, all’infrarosso o a microonde), che potrebbero garantire sistemi di contromobilità integrati ed assicurare così che un campo minato anti - carro posato per difendere un’area sensibile o per interdire una via di facilitazione, anche se privo di mine anti - uomo, non possa essere facilmente superato dall’avversario e garantire, nello stesso tempo, la sicurezza delle truppe amiche.

In sintesi, la proscrizione dell’uso delle mine anti - uomo dovrà essere accompagnata da provvedimenti che assicurino agli Eserciti la disponibilità di mezzi che insieme a sistemi automatici di registrazione e delimitazione dei campi minati , in applicazione delle norme di tutela in vigore (STANAG 20’36 e Protocollo II), garantiscano, anche, la gestione dei campi minati anti – carro tradizionali , e possano essere catalogati come "armi non letali" .

Infine si potrebbero individuare anche opere preventive di protezione ed interdizione che, - nel più assoluto rispetto ambientale – garantiscano una buona organizzazione difensiva atta a garantire la contromobilità senza ricorrere a soluzioni di per sè distruttive, come, ad esempio, soluzioni "soft" quali muri perimetrali, laghetti e piccoli corsi d’acqua anche artificiali, fossati ornamentali, folti filari di alberi, arredi urbani con funzione di ostacolo anti – veicolo .

 

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