L’URANIO IMPOVERITO (DU – Depleted Uranium)

 

- Gen. Brig. (ris) dott. Fernando  TERMENTINI

mail@fernandotermentini.it- fernando.termentini@poste.it

 
 
 
NOTE TECNICHE
  1. Uranio caratterizzato dal 0,2 % dell’isotopo U235 e del dell’isotopo 99,8 % di U235

  2. Emette solo particelle ALFA e BETA poco penetranti e che la stessa epidermide può fermare . La pericolosità primaria non è dunque l’irraggiamento ma la tossicità chimica in particolare a carico dei reni. Solo all’atto dell’esplosione si hanno anche radiazioni ionizzanti GAMMA

  3. Tempo di dimezzamento 4,5 miliardi di anni

  4. Molto denso e pesante (1,6-1,7 volte il piombo) ed è pirofico , ossia in grado di prendere fuoco autonomamente .

  5. La parte di proiettile che contiene l’Uranio impoverito è il "sabot" , che è un vero e proprio "adattatore". Infatti, i proiettili in questione hanno un calibro molto inferiore a quello delle armi che li impiegano, per cui è necessario una specie di calibratore per spararli . Fra i vari Eserciti della NATO anche l’Italia e la Francia hanno "sabot" fra il loro armamento ma a differenza di quelli impiegati in Kosovo sono al "tugsteno" o realizzati con altri metalli particolarmente duri .

  6. Quando il proiettile colpisce il bersaglio dal 20 al 70 % della massa viene polverizzata in particelle microscopiche più piccole di circa 100 volte rispetto ad un granello di sabbia ;

  7. un proiettile cal. 30 mm polverizza circa 200 gr di uranio . Se è vero che in Kosovo sono stati impiegati 40.000 proiettili all’uranio impoverito sono state sparse sul territorio circa 12 tonnellate di Uranio di cui 8.000 sparsi nell’aria sotto forma di polvere ;

  8. un proiettile da 120 mm può rilasciare dai 900 ai 3 kg di polvere 

  9. tra il 50% ed il 96% della polvere può essere assorbita per vie respiratorie ;

  10. Nel caso che il proiettile colpisca il terreno o l’acqua :

    • se il terreno è morbido si polverizza e cuoce lentamente

    • se il terreno è duro si frantuma

    • se finisce in acqua tende a disciogliersi rapidamente con un grado di solubilità direttamente proporzionale alla temperatura e al fatto o meno che al momento dell’impatto il proiettile si sia incendiato.

  11. Nel caso che i proiettili non colpiscono l’obiettivo possono rimbalzare e disperdere frammenti oppure penetrare obliquamente fino alla profondità di circa 2 metri .

  12. Un residuo di uranio impoverito di mezzo kg rappresenta una fonte inquinante 3000 volte superiore a quella stabilita dalla normativa italiana di cui al decreto legislativo 230 del 1995 . E’ quindi sicuramente elevata la probabilità che manipolando anche piccolissimi frammenti di Uranio Impoverito si corre il rischio di essere contaminati nei termini descritti dalla Legge .

  13. All’atto dell’impatto in un raggio di 60-70 m la concentrazione di Uranio Impoverito può essere tale che dopo 10 minuti di normale inspirazione si potrebbero inalare circa 2,5 milligrammi di sostanza che è considerata dose soglia per la tossicità chimica rispetto all’inalazione . Altrettanto si potrebbe verificare per contatto epidermico qualora si tocchi una superficie ove si è depositata polvere prodotta da Uranio Impoverito .

  14. Se rimane sul suolo il potere inquinante è di molto inferiore ma sicuramente contaminante . Come può reagire un proiettile all’Uranio Impoverito infisso nel terreno non è completamente noto. Esso può rilasciare ossido di uranio se nel momento dell’impatto ha preso fuoco, potrebbe invece cedere lentamente materiale o polvere radioattiva n caso di polvere radioattiva questa produce un effetto inquinante quasi immediato in quanto essendo costituita da particelle di piccolo diametro si amalgama rapidamente con il terreno e può raggiungere nel breve tempo la falda acquifera con grave tossicità chimica. Peraltro la polvere contaminata è difficilmente rilevabile dal punto di vista radioattivo per cui spesso le misurazioni possono dare esito negativo pur in presenza di contaminazione radiologica .

  15. Ciò che si produce all’impatto per l’elevata temperatura che si   forma nel momento che il proiettile all’Uranio Impoverito si "autoincendia" sono particelle di ossido di uranio che producono nell’aria una concentrazione molto tossica sia dal punto di vista chimico sia sotto il profilo radioattivo .

  16. Sembra, e sarebbe opportuno che venisse chiarito, che non solo esistono proiettili all’uranio impoverito da 30 mm sparati dagli A10, ma anche i missili Cruise o quanto altro di simile contengono parti consistenti di Uranio Impoverito. Se così fosse il tasso di inquinamento è destinato ad essere sicuramente maggiore di quello ipotizzato e le aree contaminate non sarebbero solo concentrate laddove gli A10 hanno aperto il fuoco.

LA VALUTAZIONE TECNICO-OPERATIVA

Le "garanzie di efficacia ed operative" offerte da armi o sistemi al DU non trovano giustificazione in un momento storico in cui la tecnologia offre la possibilità di raggiungere in campo tattico risultati analoghi se non superiori .

Se fino a qualche anno fa, infatti, poteva non essere possibile o quanto meno era difficile poter distruggere un carro armato o un bunker con proiettili o missili che non avessero un "elevato potere penetrante" e stabilità di traiettoria, oggi e fin dalla Guerra del Golfo, quanto proposto dalle informazioni "in diretta dai campi di battaglia" propone il contrario . La detonica unita all’elettronica, la disponibilità di leghe metalliche di elevata tecnologia hanno raggiunto ormai livelli tali da consentire risultati pressoché analoghi . Ne consegue che è assolutamente non ragionevole rischiare di compromettere la salute e l’incolumità dei popoli utilizzando sistemi d’arma che non garantiscano il coinvolgimento – immediato e futuro - dei civili .

Sicuramente motivazioni quali quelle da raggiungere in tempi brevi risultati operativi sostanziali non trova giustificazione se per farlo si rischia di innescare un danno ambientale di vaste proporzioni e se, lasciando sul territorio "scorie di ogni genere" , si costringe un popolo a dover convivere con mille pericoli nell’immediato dopo guerra e per molti anni ancora .

Saturare un territorio con Cluster Bombs che per larga percentuale non esplodono al momento dell’impiego ma che saranno destinate a farlo nel tempo uccidendo l’incauto viandante ed utilizzare proiettili al DU – materiale sicuramente inquinante - non trova giustificazione in un periodo storico dove il concetto di "globalizzazione" sta entrando a far parte del linguaggio comune e che non dovrebbe essere limitato ad aspetti solo economici ma dovrebbe invece toccare in chiave moderna anche e soprattutto quelli etici .

CONSEGUENZE

  1. Immediate e nel brevissimo tempo, con complicanze fisiche dovute principalmente a stati di tossicità chimica, solo se

  • ci si è trovati all’atto dell’impatto di un proiettile all’Uranio Impoverito, in un raggio di 60-70 m dal bersaglio ;

  • se si è transitati in una zona "coperta" di polvere all’uranio impoverito e vi si è rimasti per almeno 10 minuti (ad esempio all’interno di un’Infrastruttura colpita da attacco missilistico o da una massiccia azione di fuoco con proiettili all’Uranio Impoverito 

  • se si è toccata una superficie contaminata da DU e non ci si è immediatamente lavati .

  1. Nel breve – medio termine connesse all’inquinamento ambientale provocato dalla presenza di DU e da quanto detto elemento sul suolo può aver interagito con la catena alimentare .

 

Il rischio maggiore, quindi, è quello

che possono correre le

popolazioni civili che destinate

a vivere in prossimità

delle aree inquinate

 

 

DATI DA RILEVARE

Per poter configurare la natura del pericolo, anche se con un tasso di approssimazione allo stato attuale ancora elevato, si dovrebbero raccogliere campionature sistematiche e significative dal punto di vista statistico, non solo limitate a generici rilevamenti ambientali di radioattività o tossicità, ma estesi a misurazioni "mirate" e suggerite dallo "status ante quo" del personale che ritornato dalle aree presenta problemi fisici riconducibili all’inquinamento da DU. Conoscere, infatti, dove è stato impiegato, per quanto tempo ed quali compiti operativi ha svolto il personale che è morto per forme leucemiche o che oggi viene curato per patologie simili o per danni celebrali e renali, potrebbe rappresentare un primo e fondamentale punto di partenza a premessa di qualsiasi rilevamento strumentale approfondito. Peraltro il momento stagionale sicuramente non favorirà prima della prossima primavera rilevamenti ambientali semplici e dai risultati sicuri . Il Kosovo ed i Balcani in generale in questo momento e fino alla prossima primavera sono innevati o ghiacciati. La neve ed il ghiaccio rappresentano un sufficiente schermo per fermare le emissioni ALFA e BETA ed al loro scioglimento concorreranno a disperdere le possibili concentrazioni di polveri al DU presenti sul suolo .

In ogni caso, forse il processo operativo più rispondente potrebbe essere uno simile a quanto gli standars internazionali prevedono per la "Survey di 1° livello" , finalizzata all’individuazione di aree contaminate dalla presenza di mine e di ordigni bellici non esplosi (UXOs). Una raccolta di dati sistematici che prima dell’investigazione del terreno prevede "interviste" alla popolazione, l’esame del territorio ed il rilevamento degli incidenti che possono aver coinvolto persone, cose ed animali che pascolano nelle aree a rischio . A tale riguardo, poi, sarebbe interessante e forse anche indispensabile disporre di dati a confronto, conoscere il tipo di armi al DU impiegato durante la Guerra del Golfo e rilevare il tasso di inquinamento residuo che dopo dieci anni rimane  sul suolo iracheno e kuwaitiano .

I dati così ricavati, legati fra loro rappresenterebbero un primo elemento per una concreta valutazione ed anche materia indispensabile per la strutturazione e lo sviluppo di successive simulazioniche potrebbero aiutare a meglio comprendere cosa potrebbe succedere nell’immediato futuro e ad individuare i possibili accorgimenti da adottare .

 

CONCLUSIONI

 

Concludere con affermazioni certe e sicure è impossibile e sarebbe comunque fuorviante di fronte ad un problema appena connotato ed in assenza di elementi certi di riferimento. . E’ necessario quindi essere cauti ed attendere di poter disporre di elementi di valutazione probanti che consentano di trarre conclusioni e non solamente ipotesi e di poter effettuare una concreta ed affidabile mappatura del territorio .

Una cosa è comunque certa : è trascorso del tempo prezioso ed ora probabilmente tutto sarà più difficile . Invece, se la situazione fosse stata immediatamente chiarita e si fosse avuta la disponibilità di informazioni immediate e circostanziate, negli immediati sei mesi del dopoguerra si sarebbero potuti effettuare rilevamenti con maggiori possibilità di successo ed in tempo reale ed in condizioni ambientali peraltro ottimali .

Vari aspetti del problema, comunque, si vanno delineando e ben configurando, quali :

  • scarsa probabilità che si siano avuti danni fisici immediati, almeno su larga scala ;
  • esistenza sul territorio di elementi inquinanti nel breve – medio termine ,

ipotesi che comunque concorrenti a configurare la vera essenza del problema , traducibile in una domanda :

 

 

COME ED IN QUALE MISURA SARA’ COINVOLTA

LA POPOLAZIONE CIVILE ?

 

 

Un’ultima notazione, infine, anche se forse poco attinente al problema specifico , ma che deve lasciar meditare. La Guerra in Kosovo ci dice ancora una volta che il cammino per raggiungere un rispetto dei Diritto Internazionale e del Diritto Umanitario che sia degno della cultura del "Terzo Millennio", è ancora lungo e difficile da percorrere . Una guerra vicina a noi europei, condotta nel cuore dell’Europa che sull’onda dell’emozione ha presentato un problema nuovo, quello della presenza del DU, grave ma che non deve nascondere altri problemi molto gravi e comuni, purtroppo, ad altre aree del Mondo . Situazioni che impongono un immediato e concreto impegno internazionale e nazionale e che sono causate dalla presenza di tutti gli "oggetti del dopoguerra" che contaminano il treno e mettono in pericolo la popolazione civile frenando e, spesso, impedendo ogni possibile recupero sociale ed economico .

 

       

Carro armato colpito da proiettili all'uranio impoverito

       
   
   
   

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